#1 Mrs White

(Questo post fa parte di un piccolo ciclo di storie personali che si trova su Farovale. Stiamo ancora avendo qualche problema da risolvere, ma…supportateci!)

Giocherello con il telefono per le mani. Blocco e sblocco lo schermo. E’ freddo e sta iniziando a piovere a dirotto, il che paradossalmente accelera le mie pulsioni vitali invece di intorpidirle. So già cosa devo fare perché ho ripassato mentalmente la scena come fossi De Niro davanti allo specchio in Taxi Driver. Uno scrioccholìo di sassolini alle mie spalle mi fa capire che lei è arrivata. Mi giro e sfodero il mio sorriso più fittizio.

Mrs White è una bambina capricciosa. Ha ventitrè anni, ma si comporta come ne avesse dodici. Quando ho deciso di frequentarla già sapevo che era una ragazza impossibile da reggere. Ossessionata dai silenzi, egocentrica eppure tremandamente insicura di sè, diffidente, smaniosa di attenzioni, priva di obiettivi o ambizioni per il domani. Il tentativo l’ho fatto perchè Mrs White è carina. Non bella al punto di poterla sopportare troppo a lungo prendendo come parametro di misura la mia intera vita, ma sufficientemente carina perchè le dessi un paio di occasioni. Da quando le ho chiesto il suo nome la clessidra aveva già preso a scorrere, dunque.

Al nostro primo incontro sono stato volutamente accondiscendente e ho lasciato che commettesse tutta una serie di errori che non si dovrebbero fare ad un primo appuntamento, senza obiettare. Mi ha parlato per mezz’ora dei suoi ex tra le lacrime, evitava di guardarmi negli occhi il più possibile con un’espressione ferita alla Bambi e muoveva le mani in preda a chissà quanti diversi tipi di tic tutti combinati assieme. Non ha mai chiesto niente di me mentre io la incalzavo a dirmi di lei, delle sue passioni e dei suoi progetti futuri, in parte mentendo, in parte con fare sincero.

Qualche giorno dopo abbiamo litigato per telefono. Mrs White, in preda a un attacco paranoide che lasciava trapelare quell’1% di schizofrenia latente e mai diagnosticata che secondo me la assale, mi accusava di non essere interessato abbastanza a lei, cosa che aveva dedotto perchè per un intero pomeriggio non l’avevo cercata. Tra piagnistei, insulti talvolta espliciti e altre volte impliciti, che mi hanno fatto dubitare per un attimo se stessi davvero parlando con una ragazza che conoscevo da soli cinque giorni, ha concluso con una frase che mi ha svegliato dal torpore estatico in cui mi trovavo, fatto di “A-a…ovvio…certo…come no”

“Anche quando ci siamo visti secondo me eri perso nei tuoi pensieri e non te ne fregava niente di me. Non mi parlavi, non hai cercato nemmeno un abbraccio”.

Al che ho dovuto mettermi dritto a sedere sulla sedia e riavvitare il tappo della penna con cui stavo scrivendo per riuscire sonoramente a ridere. Un abbraccio? Tralasciando anche il fatto che sono un nordista e con certe donne mi verrebbe più facile pensare di farci sesso che non abbracciarle, non vedo una sola ragione al mondo perchè due adulti al loro primo appuntamento dovrebbero abbracciarsi, se uno dei due non ha la tunica bianca e alla voce “professione” sulla carta d’identità non recita “Pontefice”.
Avrei potuto mandarla al diavolo già a quel punto, che la misura era colma, ma mi sono fatto crescere il pelo sullo stomaco e l’ho rabbonita. Ma solo perchè avevo voglia di una rivincita e di prendermi un pò gioco di lei. Vincendo il mio orgoglio le ho chiesto scusa per tutte le mie non meglio precisate mancanze e le ho chiesto di rivederci qui, stasera.

L’ho aspettata al parcheggio dove ci eravamo dati appuntamento e al suo arrivo l’ho baciata prima che dicesse niente, premuta contro la portiera della mia auto. Probabilmente le saranno presi undici o dodici tic combinati assieme in quel momento, ma per fortuna non li vedevo.
Poi il nostro appuntamento è iniziato, ma è stato brevissimo. Ho cercato di sopportarla ancora per un pò, poi quando lei, non sapendo cosa dire e a fronte dell’inaspettata novità dell’assenza di mie domande sui suoi riguardi, perchè non mi andava più nemmeno di fingere di provare interesse, ha tirato fuori il telefono e si è messa a guardare su Youtube video di criceti che mangiano le noccioline, le ho detto che avevo un impegno, ho pagato tutto e ho fatto per uscire.

Accodandomisi mi sussurra che cosa mi stia prendendo, mentre io mi sistemo il giubbotto, perché fuori è freddo e sta iniziando a piovere a dirotto, il che paradossalmente accelera le mie pulsioni vitali invece di intorpidirle.

“Sei una bambina, io un adulto. Non posso farmi incriminare per crimini contro una minorenne”.

Tutto sommato Mrs White è stata un’esperienza deludente. Una tigre dagli artigli meno affilati di quanto pensassi, condita di tanti clichè.

Soundtrack: Creed- What if

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