Questione di sguardi

Qualche volta mi succede di incontrarti, in fondo non viviamo molto distanti e frequentiamo posti simili, eppure non sempre ti presto attenzione. E sicuramente non sempre tu ne presti a me. A volte, però, capita di incrociarsi e restare quel secondo in più a fissarsi, oltre il solito saluto di cortesia.

Come questa sera.

Quando ti ho conosciuta tu eri veramente bella e piena di speranze che io fossi quello giusto e io veramente sciocco, quello che non sapeva cosa voleva o dove stava andando, anche se ti voleva fortissimamente e alla fine ti aveva avuto. Adesso che mi stai accennando quel sorrisetto a mezza bocca sono sicuro, sicuro, che ti è tornata alla memoria in flashback la volta in cui ci siamo conosciuti, anche se sembra essere una vita fa ormai. Ce lo ricordiamo bene entrambi. Tu eri appena uscita dall’università e aspettavi l’autobus per andare a casa e io camminavo svelto per andare all’auto. Poi ti ho vista e ho deciso di salire su quello stesso autobus. Io, che non faccio mai cose avventate, quel pomeriggio afoso assieme a te per quasi tutta la corsa del bus, che alla fine stavo a 15 chilometri dalla mia auto. Con quella stupida scusa per attaccare bottone con te e il mignolo della mano che avevo appena fratturato. Ricordo la sensazione che ho provato quando ti ho fatta ridere la prima volta, cosa che avvenne subito prima di finire contro una vecchietta per colpa di una frenata dell’autista. Finalmente rilassato, addio alla tensione di piacerti senza sembrare squallido, in pace. Una sensazione che tuttora cerco di afferrare, ma che troppo spesso sento scivolarmi via dalle dita.
Poi dopo quel giorno è successo un pò di tutto, come accade in tante storie quando si è giovani. Ma anche quando non si è giovani, a pensarci. Altri e bassi. Alla fine ognuno per la sua strada anche senza essersi mandati a quel paese.
Adesso ti riconosco molto più donna, bella lo eri già, anche con quella tua sensibilità particolare che non mi dava fastidio perchè non era mai zuccherosa, appiccicosa.
Sto pensando che sarebbe bello dirtele, queste cose. Ma non per riconquistarti, che in realtà non è ciò che vorrei, ma perchè, in questo mondo pieno di cose ingiuste che esulano dal nostro controllo, sarebbe giusto che tu le venga a sapere. Se questo fosse un film americano probabilmente mi metterei in piedi su un tavolino con tutto il locale che mi fissa in religioso silenzio mentre sciorino a te la mia poesia, per poi sciogliersi in un fragoroso applauso.

E invece niente, ti ricambio quel mezzo sorriso per farti capire che sì, anche io ho ripensato al nostro primo incontro, e poi faccio un cenno della testa verso in tuo fidanzato. Spero non ti venga la tentazione di avvicinarti e chiedermi di presentarti la ragazza con cui mi accompagno perchè è una lunga storia e non mi va di raccontarla, ma soprattutto perchè ho paura tu scopra subito che è profonda quanto un cubetto di porfido da marciapiede e che ci sto uscendo solo perchè è caruccia e ci si può far ginnastica.
Per fortuna non lo fai ed esci dal locale. Qualche volta è così che va nel mio strano mondo. Al prossimo incrocio di sguardi.

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18 thoughts on “Questione di sguardi

  1. Caro. Ci sono delle volte in cui avrei voluto chiedere scusa a qualcheduno che è entrato nella mia vita concedendomi l’onore di essere corteggiata e di sentirmi bella, salvo poi averlo trattato male, perchè chi non ha il coraggio di affrontare la realtà fugge come può. Mi capita spesso, solo che mi blocca l’idea di far del male, di dare qualcosa di scontato, o, peggio, di lavarmi la coscienza. La vita è fatta così. Non è mai il momento giusto per parlare.

  2. La maturità è una grandissima illusione. Si è maturi quando quello che vogliamo non possiamo più averlo, mentre quando volevamo averlo eravamo troppo ingenui.
    Questo mi ha fatto riaffiorare il tuo stralcio. Che naturalmente mi trova d’accordo. La vita è beffarda, amico mio.

  3. Un post talmente intimo che mi sento come un passeggero di quell’autobus, che getta uno sguardo indiscreto ai sorrisi che prendono forma fra te e quella ragazza. A memoria, non è la cosa più personale che hai scritto, però traspare così autentica, e in qualche modo malinconica, che quella sensazione di intimità è palpabile.
    Personalmente, io credo sempre che valga la pena dirle, queste cose, che sia giusto fargliele sapere. Ma ho imparato sulla mia pelle che molto spesso sono cose che vengono fraintese, perché è raro incontrare una donna che comprenda il senso di un “volevo solo fartelo sapere”, come una sorta di omaggio cavalleresco che si esaurisce in se stesso, e non tema invece un secondo fine. O ci speri.
    Ma potrei anche dire che è raro incontrare una donna come la ragazza che hai raccontato. Forse mi sbaglio, ma credo che lei sarebbe una di quelle che potrebbe capire, e apprezzare.

    • Penso tu abbia colto uno dei punti fondamentali che spiegano perchè non le ho detto quello che qui sopra ho scritto che avrei potuto dirle(oltre a non prendermi un ceffone dal suo attuale fidanzato): non vorrei mai che lei mi fraintendesse. Non voglio riconquistarla o tornare da lei. Solo sarebbe stato bello scoprire le carte in tavola e, sinceramente, dirgliele. Sento che non l’ho fatto a dovere quando potevo.

  4. questo post punge particolarmente. sarà per l’eco familiare che mi rimanda. a volte gli incroci tra le persone provocano un misto di dolore e fastidio non troppo diverso da quello che si prova quando ti si rompe un’unghia

  5. E’ una storia bella che mi lascia in sospeso. E’ molto bello quello che scrivi, la sola voglia di comunicare certe sensazioni solo perché ritieni sia giusto farlo. Certo credo tu sia rimasto con l’amaro in bocca ma magari chissà…al prossimo incrocio di sguardi…

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