Passo del gambero in fatto di donne

Scoccano le 6 di mattino e la sveglia del mio telefonino prende a suonare a spron battuto. Ovvio, perchè l’ho lasciata impostata sulla modalità automatica, quella di tutti i giorni lavorativi. Mi rimetto a sedere più dritto e con l’indice scorro sullo schermo e la spengo. C’è già l’alba attorno e mi sento stranamente in pace col mondo. So di essere in riva al mare, mi sento al sicuro. Non faceva nemmeno fresco ieri notte, ma nemmeno un pò.

Sento ancora vociare quelle ragazze francesi che abbiamo incontrato camminando fino a qui, un paio di ore fa. Una ha bevuto troppo e parla a voce alta dicendo “ti amo” a tutti gli italiani che passano. Ha detto di amare anche me attorno alle 5.

La notte era iniziato con la mia acquisita, raggelante, consapevolezza di aver perso la capacità di conquistare le donne. Una cosa che, quando sei sufficientemente giovane e sufficientemente single, ti può turbare. Sto mitizzando l’esemplare femmina della mia specie? Cristo, giuro che non mi sentivo così impacciato e sconclusionato dai tempi del biennio al liceo, quando non mi si sarebbe filata nemmeno la bidella zoppa.

Eppure il contesto era perfetto, impossibile chiedere di meglio. Un bel locale pieno di gente, ma non affollato all’inverosimile, musica piacevole, noi tre amici uomini assieme alle nostre tre amiche donne che finalmente siamo riusciti ad organizzare questa trasferta e ad evadere per una notte dalla nostra quotidianità, drink e nessun pensiero di dover poi guidare.

In una situazione simile la notte va vissuta e c’è poco da discutere o farsi seghe mentali, chè ad una certa ora tutti cerchiamo qualcuno con cui perlomeno divertirci senza pensieri. Anche senza poi arrivare chissà dove. La musica chiama le danze, le danze chiamano uno sguardo, uno sguardo un breve contatto e poi magari un drink, due chiacchiere nel giardino esterno… O anche no, questo non è il punto. Il punto è la leggerezza nel farlo, che anche io, nonostante una certa attitudine introversa, nel tempo avevo imparato ad avere e che invece da ieri notte mi sono reso conto di avere smarrito.

Sono le 6.05 e ormai sono sveglio.

La ragazza con cui ci sono andato più vicino ieri aveva un vestito rosso molto corto, dei tacchi molto alti e tra noi probabilmente c’era anche una discreta attrazione. Me lo aveva pure detto che mi trovava carino quando mi sono avvicinato a lei. In realtà ho sentito distintamente solo “carino”, poi la musica era troppo alta e non mi importava di farle ripetere il concetto. Ma io come un fesso me ne sono rimasto lì a pensare a tutto, tranne che a concretizzare. Pensavo anche a tattiche stupide che quando ero adolescente gli amici più grandi mi avevano suggerito per evitare di andare in paranoia con una sconosciuta che ti piace, come “adesso la vedi in tiro, messa giù da gara, ma vai già con la mente a domani mattina, a lei struccata, senza tacchi, sfatta dalla mancanza di sonno”.

E perso tra cazzate mentali di questo tipo l’ho fatta andare via e come lei forse qualcun’altra nel corso delle ore.

Vado con la mente già a domani mattina e abbiamo fatto chiusura del locale senza che ci sia una donna scalza, struccata e sfatta vicino a me. E’ tempo di una colazione a base di piadina e coca cola (per gli altri) e acqua per me.

Tra tutta la gente sento le ragazze francesi con la tizia ubriaca che mi ama, a cui di getto rispondo con un“Le jeux sont fait“, che vale probabilmente anche per me, e la mia fugace fiamma dal vestito rosso e tacchi alti. Mi siedo accanto a lei e ci salutiamo, mentre consumiamo il nostro meritato pasto rigeneratore.

-DONNA PRIVA DI PARANOIE:”Sei fidanzato?”

-UOMO COLMO DI PARANOIE: “No. Te lo avevo detto io?”

-DPP: “Lo davo per scontato, perchè stavi lì ma non ci provavi con le ragazze. Anche con qualcun’altra, ti ho tenuto d’occhio un pò.”

-UCP: “Non so più come si fa con le ragazze.”

-DPP:”Ti avvicini, ci parli, cerchi di essere divertente e non testa di cazzo e poi se ci sta provi a baciarla. Così.”

Si avvicina e mi lascia un bacio sulla bocca. Non un contatto appassionato o niente del genere. Niente fuochi di passione o controlli reciproci sullo stato di salute delle tonsille. Un bacio a stampo sulla bocca prima di doversene andare dalle sue amiche che la aspettano in auto. Ovviamente so di averla già persa ore fa quell’occasione e in realtà rido perchè lo fa anche lei.

La chiamo solo per fermarla solo perchè voglio dirle una cosa.

-“Mi piacciono le donne che portano i tacchi.”

-“Perchè?”

-“Perchè sono sexy e se devo inseguire una donna coi tacchi, non mi sfugge.”

-“Infatti ho dovuto venire io a cercare te, stamattina. Svegliati!

Soundtrack: Puddle of mud- Cocaine

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8 thoughts on “Passo del gambero in fatto di donne

  1. Carissimo,

    a volte, queste cose capitano. Ciò non vuol dire che si è perso il tocco con le donne, bensì che le immagini mentali che ci si rappresenta durante l’approccio al gentil sesso sono negative.

    E’ la comunicazione interna che ti sei fatto nel corso della serata che ti ha danneggiato e non ti ha fatto percepire i segnali positivi che ti venivano lanciati.

    Indi per cui la prossima volta che ti trovi in una situazione del genere non pensare a questo flop. Figurati, invece, come il maschio alfa che ha il pieno controllo della situazione.

    Sei tu che decidi come condurre le danze. Inoltre, immaginati un gran finale.

    Vedrai che alle rappresentazioni seguiranno le azioni.

    • Questo commento è qualcosa di enciclopedico. Un vademecum che sintetizza un pò quello che intendevo ricavare da queste ultime mie, strane e infruttuose, esperienze.
      Lo terrò a mente, prometto.

  2. L’ha ribloggato su Julian Vlade ha commentato:
    Davide è uno dei primi blogger che ho incrociato lungo questo mio percorso virtuale, anche se all’inizio lo conoscevo solo come Love2lie.
    Rispetto a me è tanto giovane da poter essere mio figlio (se io fossi diventato padre a 19 anni; cosa che a pensarci mi scappa un po’ da ridere, perché mi immagino la congestione che sarebbe venuta al mio vecchio, sempre così rigido sulle sue posizioni :-D ), ma nonostante la differenza di età ci siamo intesi fin dalle prime battute. Le parole, come gli occhi, sono lo specchio dell’anima. E le anime sincere non hanno età, sono realtà quantiche.

    Ricordo il suo primo post, dal titolo “Perché scrivo?”. Un’ottima domanda, me la sono posta anch’io svariate volte. E ho trovato non una ma molte risposte, tutte pertinenti. Fino a quella giusta. Ma sto divagando: rimettiamo il focus sul protagonista, cioè su Davide.
    La risposta alla propria domanda se l’era già data da solo, fra le righe di quel primo post, e traspare da ognuno dei successivi. Davide scrive per raccontarsi, e attraverso il racconto, per comprendersi, per accettarsi, per divenire.
    Stephen King sostiene che esistano due fondamentali categorie di scrittori: chi scrive per trovare se stesso, e chi per trovare un pubblico. Sia lui che io apparteniamo alla prima categoria. Ammesso che io possa definirmi uno scrittore, cosa che in effetti non sono né mi sento, perché per mia stessa definizione io sono un cantastorie.

    Lui invece uno scrittore lo è davvero. Parola mia. C’è un altro motivo secondo me perché uno come Davide si svegli un mattino e decida di aprire un blog, e lo mantenga poi attivo per anni. Perché scrive da dio. E uno che scrive da dio come lui, non può che accettare il proprio destino e palesarsi alle moltitudini :-)

    Leggere per credere: giusto per farvi un esempio concreto ho ribloggato il suo ultimo post. In cui si accorge di aver smarrito la leggerezza nell’approcciarsi alle ragazze. Ed esprime questo suo convincimento attraverso un racconto a cui non smetto di tornare, tanto mi piace, e trovo dipinto con autentico talento. Di quei talenti che sanno apparire con leggerezza (eccola!), senza neanche darlo a vedere, perché la naturalezza dei movimenti e delle pause e del ritmo è insito nel concetto stesso di talento.

    Credo sia il caso di fermarmi qui, prima che Davide possa essere indotto a pensare che voglia chiedergli qualche favore, chessò, un prestito (o un autografo… questa per capirla sul serio dovete leggere un po’ di ciò che scrive di sé) vista la sviolinata che ho messo giù ;-)
    Ma se un po’ mi seguite, già lo sapete: io dico sempre, e soltanto, ciò che penso davvero.

    • E’ uno di quei casi in cui non so bene cosa dire, e non come al solito perchè ho combinato qualche guaio. Ti ringrazio di cuore per le belle parole che spendi su di me, che so essere sincere perchè sin da quando ci siamo incrociati nella blogosfera ho sempre avuto uno schietto e amichevole scambio di commenti o likes con te, pur non credendo fino in fondo quando parli del mio talento nello scrivere. Diciamo che come hai detto giustamente tu (e io, nel famoso mio primo post che hai citato- complimenti per la memoria!) continuo imperterrito a scrivere per me, a me, e se poi qualche cosa arriva anche agli altri, come forse a te, ne sono sinceramente felice.
      Grazie, Vlad,

      • You’re welcome. Il piacere è tutto mio, e di chi ti legge. Tu continua pure a non credere fino in fondo nel tuo talento, che se i risultati sono quelli che possiamo constatare tutti, va più che bene, anzi, alla grande.
        Poi, sono pronto a scommettere che un giorno non lontano ti vedrai contattare da un agente letterario, che abbia iniziato a farsi due conti su quale potrebbe essere la sua percentuale, se ti rappresentasse :-)
        Forse non succederà, perché in fin dei conti i cassetti delle case editrici sono piene di ottimi manoscritti che nessun editor leggerà mai, figuriamoci arrivare a pubblicarli. Ma a giudicare dal livello inconsistente di certi che invece ci riescono, a farsi pubblicare, e diventano dei casi clamorosi da cinquanta sfumature di incredulità e anche più, mai dire mai. (Considerato che tu sapresti scrivere anche in inglese, il riferimento a Mr Gray non è casuale). Io faccio il tifo per te: se diventerai uno scrittore famoso da 1 milione di copie a libro, potrò sempre vantarmi di averci creduto fin dall’inizio ;-)

  3. Arrivo su segnalazione di Julian Vlad. Che dire: effettivamente scrivi molto bene. Un po’ difficile per me, mamma di un figlio più grande di te, poter commentare storie di una vita maschile che io non ho mai vissuto. Posso leggere e imparare, magari per capire un po’ di più mio figlio.
    Complimenti ancora!

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