Caffè, economia e buonumore mattutino

Stamattina è una di quelle mattine in cui facendo colazione con cinque biscotti mentre sfoglio l’edizione online di un noto quotidiano, formulo cinque bestemmie, pensate ma non proferite, ovviamente. Una per biscotto.

E tralasciamo pure la notizia dei ristoratori di Venezia che servono pizza surgelata ai turisti spacciandola per artigianale, con conseguente nuovo danno di immagine per una città che ha ormai l’assodata fama di essere popolata da furbetti di ogni sorta. Resterete presto da soli senza turisti a godervi il Mo.Se, cari amici lagunari.

La mia incazzatura mattutina è dovuta all’economia, come sempre più spesso accade di questi tempi, e alla politica.
C’è una domanda che mi rimbalza in testa da un bel pò di tempo, direi da almeno tre legislature: cosa bisogna fare per essere eletti Ministri del Lavoro? Non serve una laurea in economia, vero? Ditemi che non serve, perchè io non ci credo che questa gente abbia mai letto un testo di macroeconomia in vita loro. Ma nemmeno un’edizione economica della Simone.

Dimostrare che il loro operato in risposta alla crisi lancinante degli ultimi sette anni è una serie di fenomenali idiozie è talmente facile che potrei farlo anche io, che non sono nessuno e non percepisco nemmeno uno straccio di vitalizio che mi dia quel tocco di rispetto agli occhi del volgo.

Storicamente chiunque (no, esagero nel considerare il livello di perspicacia dell’italiano medio. Diciamo una buona parte dei miei connazionali) sa che esistono solo due vie per aumentare l’occupazione e incrementare l’economia di un sistema: la prima è aumentare la richiesta da parte dei privati dei beni di consumo delle aziende, la seconda, che fisiologicamente interviene quando la prima soluzione non ha successo, è ridurre le tasse.
Di riduzione delle tasse non se ne parla, perchè ” l’Europa che lo chiede” con il vincolo del 3% di deficit di bilancio da rispettare. Il che è una pacchia per i nostri politici, che si fregano le mani davanti alla prospettiva di non doversi nemmeno giustificare in prima persona per la mancata defiscalizzazione.
Restiamo quindi a considerare la prima delle due opzioni.

L’aumento di richiesta di beni di consumo è sempre stata di centrale importanza. E’ la cosiddetta “domanda interna“, il vero motore dell’economia di uno stato. Chi vi racconta che il focus fondamentale su cui concentrarsi oggigiorno è solo l’export, mente sapendo di mentire, o nella migliore delle ipotesi lavora proprio per un’azienda o un ente che ha l’export come ragione sociale. Un paese può migliorare diffusamente le condizioni di vita solo se è in atto il circolo virtuoso produzione-acquisto. Gli anni del boom economico degli anni ’60 sono stati quelli in cui l’operaio Fiat si comprava la 500 e gli addetti alla catena di montaggio della Zanussi le lavatrici. Pensare solo a vendere in Cina o a Dubai il prosecco DOCG a quindici euro la bottiglia aiuta certo la nostra economia, ma è un palliativo e non la cura definitiva.

Dicevo dell’importanza del mercato interno. E’ solo la richiesta costante dei privati nel medio periodo(tenete a mente questo dato) che comporta l’aumento delle assunzioni e sprona gli investimenti stranieri.
Sì, perchè su questo punto si annida l’ennesima baggianata che ci stanno propinando da tempo: la soluzione unica e geniale alla crisi del lavoro sono i cosiddetti Mini-jobs, contratti a 500-600 euro al mese senza contributi pensionistici pensati per occupare tutti quei bravi giovani che sono tanto simpatici e tanto a spasso senza fare nulla. Lavorare un pò per lavorare tutti.
Bella iniziativa, vero? Sì, ma fino a un certo punto. Perchè basta guardare la storia recente dell’economia (le operazioni degli Stati Uniti nel ’99, un esempio su tutti) per osservare come gli investimenti stranieri, altro motore imprescindibile dell’economia interna nostrana, sono indirizzati sempre e tassativamente verso quegli Stati con i livelli più alti di occupati a tempo indeterminato, perchè, ovviamente, si tratta di paesi con un pool di acquirenti sul mercato interno stabile nel medio periodo (ecco che ritorna il dato di prima).
E’ evidente, invece, che liberalizzare i Mini-jobs se da un lato, effettivamente, consente di fare la carità alle nuove generazione facendole lavorare, dall’altro deprimerà ancora di più l’economia dei prossimi anni perchè inevitabilmente gli imprenditori ricorreranno in massa a questi strumenti contrattuali attirati dal risparmio immediato su buste paga a livelli cinesi, non accorgendosi che così facendo si daranno la fatidica zappa sui piedi perchè distruggeranno la platea dei compratori dei loro futuri prodotti. Ergo, nuova crisi dei consumi e morìa di aziende.

Tralascio l’argomento TFR in busta paga da subito, perchè per stamattina ho finito i biscotti e le bestemmie.

Buona giornata.


Nell’immagine sopra, Vegeta, noto protagonista del cartone Dragon Ball, quando si incazza e assume il livello di Super Sayan. Si metta agli atti che il blogger Love2lie ha raggiunto il livello di Super Sayan scrivendo questo post.

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19 thoughts on “Caffè, economia e buonumore mattutino

  1. Aumentare la richiesta: chiediamoci di cosa? Di pizza surgelata? No, quella noi italiani non la vogliamo e non la compriamo.
    Io sono una persona italiana media: se mi aumentano lo stipendio mi comprerò delle scarpe di Dior. Di golfini di Benetton ne ho già cinque. Comprerò vacanze, cellulari, cene, servizi e benessere e NON stimolerò affatto la produzione di un sacco di cose che l’Italia che non l’ha ancora capito sta producendo.
    Altra cosa: tasse. Non si possono diminuire se non si trovano modi di pagare i servizi e l’Europa. E io sono d’accordo a pagare tutte le tasse se l’amministrazione statale o locale mi fa comprendere chiaramente dove finiscono i miei soldi. Vorrei però anche che si parlasse di più di colpire gli evasori: su questo fronte non si fa abbastanza. Se le tasse le paghiamo tutti, se nessuno lavora in nero, allora le tasse si possono e devono abbassare.
    Concludo: la burocrazia e le caste. Questa è una piaga enorme in Italia che andrebbe abbattuta alla radice con una scuola che insegni valori diversi.
    Ricordiamoci infine che un italiano su tre ha votato 5Stelle e un italiano su tre ha votato Forza Italia.

    • Concordo sui discorsi in merito a lotta su caste, burocrazie e evasione.

      Forse non ho compreso il tuo punto di vista sul consumo e se ho capito quello che ho capito, non sono d’accordo e ti spiego perchè: tu se ti aumentano lo stipendio passi da una marca (buona) italiana come Benetton a una di lusso estera come Dior, e questo non stimola la richiesta interna. Ma il punto focale è che tu parli di beni di lusso e sai perfettamente che il mercato di beni di lusso non è mai entrato nè entrerà in crisi. La differenza è che se a un “mini-jobber” danno un aumento da 500 a 1000 euro, credimi che questi sarà ben lieto di non comprare più le magliette al mercato dai cinesi che non rilasciano lo scontrino e opterà per una bella maglietta Benetton. Non ti sembra un reale impulso all’economia nostrana? La spinta non viene dal ceto alto, ma da quello medio. L’italia storicamente si basa sul ceto medio, che ormai sta scivolando verso la povertà.

      • Tralascia Dior.
        L’esempio mirava a dire che l’italiano medio la casa ce l’ha già (crisi settore costruzioni), che l’auto in linea di massima ce l’ha (anche se andrebbe cambiata) etc. Dico che l’Italia piano piano dovrebbe fare un cambio nella propria mentalità. Secondo me l’Italia deve lasciar fare ai cinesi quello che ormai sanno fare e dico che buona parte delle aziende dovrebbe convertirsi, specialmente ai servizi. Le imprese di produzione e di livello medio in Italia sono tante, troppe in considerazione della domanda e della concorrenza.
        L’italiano a cui aumenteranno lo stipendio comprerà un prodotto italiano eccellente. Per la mediocrità invece non guarderemo il made in Italy, non rilanceremo le produzioni.
        … mi sarò spiegata?

        • Ma chi è l’italiano medio per te? L’over 45 entrato nel mondo del lavoro almeno tre riforme fa, diciamo le due sul lavoro flessibile e quella dell’Inps, o ci rientrano anche le nuove generazioni?
          Io non credo che la strada dell’Italia sia convertirsi completamente a produrre servizi, se escludi la metallurgia pesante sono convinto che questo paese non possa snaturare la sua vocazione produttiva che permettimi di sostenere non siano i servizi ma i beni di consumo, ancorchè di eccellente qualità.
          Il Nordest, polmone economico nazionale, chiude aziende che sono già eccellenze nei loro settori.

          • Eccellenze e tanta mediocrità.
            L’italiano tipo Carlo, pizzaiolo con casa di proprietà e mutuo, una compagna e una bimba scassacazzo di tre anni.
            Italiano tipo è Claudio, che lavora nell’azienda artigiana di famiglia con il padre, occupandosi di subfornitura metallica.
            Italiano tipo è Adam, dipendente di una società a partecipazione pubblica che un giorno è in forza e un giorno in cassa integrazione, a seconda dei venti politici.
            Italiano tipo è Bruno, operaio in una cartiera che ha come passione la palestra.

          • Invece sì: il padre è egiziano. Ci sta tutto!
            Senti, proposta, un giorno pranziamo insieme e ti spiego il mio pensiero… :o)
            Ti propongo un pranzo succulento: niente antipasto misto!

          • Accetto volentieri l’invito, ma sappi che sono una testa dura e sarà complicato farmi cambiare idea. Ai confini della Realtà.

          • Il mio stipendio attuale mi suggerirebbe caldamente di pasteggiare a Tavernello e scatoletta di tonno, ma per te farò un’eccezione.

  2. Sono appunto tutti palliativi, si dice sempre “ci hanno tolto il futuro” e pare che invece di cercare di costruirlo si dica “beh, ormai si è destinati alla morte, almeno concediamo un lecca lecca così per oggi non ci si pensa

  3. Ho letto e riletto un sacco di volte libri di macroeconomia e di economia politica, però, un appunto devo fartelo. Diciamo che le teorie sono ormai superate. Il periodo Smithiano e Keynesiano era di un’epoca in cui l’europa fioriva, mentre l’oriente era ancora legata ad una cultura prevalentemente agricola. Oggi bisogna competere con lo sviluppo di popoli che hanno un punto di forza: sottopagano i lavoratori (e premetto, tutti li lavorano) per produrre quantità elevate ed esportare a prezzi più che competitivi in tutto il mondo. Qui in Italia, pur incentivando la domanda interna di beni e servizi, rimane il problema della competitività interna dei nostri prodotti. Dietro una maglia made in Italy, che costa 100, ci stanno i diritti di quei lavoratori che hanno fabbricato la stessa maglia, quindi contributi, stipendio, assegni e roba varia. Dietro una maglia simile che costa 15 euro e viene fabbricata in cina, non ci stanno i diritti dei lavoratori, ma semplicemente il costo della produzione e, tutt’al più, il trasporto.
    O si eliminano parte dei diritti che inficiano sul datore di lavoro, magari creando un sistema che permetta al lavoratore stesso di scegliere come e dove gestire i suoi diritti, oppure i posti scarseggeranno. E’ dura dirlo, ma le cose stanno così. Magari è un controsenso con la Costituzione e le varie leggi, ma la realtà parla chiaro.
    Poi. Un secondo aspetto. Per creare posti di lavoro, si dovrebbe pensionare chi ha già maturato uno dei due requisiti alternativi previsti dalla legge. Chi ad esempio ha già i contributi, ma non gli anni, che se ne vada a casa. Di docenti universitari catorci ce ne stanno a bizzeffe. Ovviamente essi sono teste lungimiranti, ma come ti ho detto, la società cambia ed è necessario che persone giovani si introducano con nuove idee e nuove teorie.
    La pubblica amministrazione è zeppa di over 60 oramai incompetente sia con i nuovi sistemi elettronici, sia con l’evoluzione legislativa che è in atto da circa cinque anni. Pensionamento, e via libera a persone competenti di nuova generazione.
    Da ultimo, molte persone hanno più di un lavoro. Non posso darti una percentuale esatta, ma conta che ci sono professori di liceo che hanno contratti anche con le università, come avvocati che sono anche professori e nello stesso tempo presidenti… Ora. Obbligare, nel settore pubblico dico, in concomitanza con il privato, qualche posto, non sarebbe male. E’ vero, un avvocato affermato sarebbe più competente nel spiegarti il Diritto Privato, ma anche un assistente decennale dello stesso avvocato farebbe lo stesso.
    Sono troppi cavilli. Troppi problemi. Ma se mi chiamassero per fare una legge sul lavoro, ecco, partirei dai pensionamenti.

  4. Valida analisi.
    Sulla questione dello spostamento di ricchezza globale c’è poco da fare e da dire perchè è un’evidenza legata a un ciclo economico di tale portata che non saremo più qui a parlarne quando, forse, si invertirà. Un mio docente, poi passato a gestire un night club e successivamente inquisito per bancarotta, ma non per questo non degno di essere considerato da me geniale come persona, ci disse al primo giorno di lezione che la macro-ricchezza è un dato costante nel tempo. E se rispetto al passato la bilancia da 80%-20% pro occidente si è spostata al 40%-60% pro oriente, le uniche due opzioni sono l’innalzamento dei livelli di vita dei lavoratori orientali o l’abbassamento di quelli degli occidentali. Il resto sono chiacchiere.
    Detto questo, non si può pensare di restare inermi. Favorire la domanda interna o defiscalizzare il lavoro sono operazioni che si possono fare benissimo anche senza avere come obiettivo di rincorrere utopisticamente sogni di antico splendore del mondo occidentale.

  5. Volevo chiederti una cosa: come pensi che sarebbe opportuno quindi agire per far crescere la domanda interna? Non ho compreso, scusami.

  6. Henry Ford ci era arrivato, insistendo che doveva dare ai suoi operai un salario abbastanza alto perché potessero comprare le auto che fabbricavano. Keynes ci era arrivato, sostenendo che in momenti di crisi economica il disavanzo di bilancio è una cosa positiva. Ma quella era gente del secolo scorso, nata addirittura due secoli fa, che vuoi che ci capiscano?

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