Pagare i debiti (giocando al casinò)


Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presentò alla sede di Manhattan del FMI, facendosi fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostrava un assegno da 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino aveva versato poche ore prima.

“Con questa tranche, l’Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”.

Bum. Questo discorso mi aveva fatto innamorare all’istante della Kirchner e dell’Argentina nel corso di un pomeriggio afoso (quell’anno c’era l’estate per davvero). Anche qui da noi gli strali della crisi si facevano ormai sentire in maniera ineluttabile e, a livello globale, si parlava di un’unica strada percorribile: ristrutturazione del debito attraverso un prestito del Fondo Monetario Internazionale (Grecia, Portogallo e compagnia danzante insegnano). La sensazione che queste operazioni soffocassero in realtà le economie dei paesi in difficoltà, però, era ed è ad oggi un tema di attualità a cui onestamente è complicato rispondere. Perchè il Fmi è un investitore privato a tutti gli effetti, a dispetto dell’internazionalità evocata dal nome, quindi come qualsiasi istituto che effettua un prestito, pretende della condizioni: taglio della spesa pubblica, controllo sui conti, privatizzazioni massicce, aumento delle imposte. Quello che l’Argentina fece, in controtendenza rispetto al resto del mondo (perlomeno emerso, ignoro la situazione dei conti pubblici di Atlantide) fu rifiutare il prestito del Fondo Monetario Internazionale. Si puntò tutto sulla nazionalizzazione di qualsiasi cosa (energia, pensioni, compagnie aeree) seguendo l’idea di fondo che il popolo argentino non poteva essere affamato dalle ferree logiche della bilancia economica mondiale. Era il grido di rifiuto della troika messa a punto dagli istituti di credito che assomigliava tanto al più classico dei cani che si morde la coda: uno stato che taglia la spesa pubblica blocca anche le pensioni, le assunzioni, i turnover, i servizi al cittadino. Il popolo davvero ne trae giovamento?

Ammetto che la situazione argentina, pur lasciando in me qualche dubbio a cui non trovavo definizione (il più classico dei presentimenti da thriller, l’ “eppure qualcosa non mi torna”) la notizia era così bella che ci ho creduto. Non sono stato il solo, Beppe Grillo e il suo M5S, ad esempio, assunsero la notizia come bandiera della campagna anti-europeista.

Flash forward. Oggi, scorrendo velocemente le news dal mondo, mi soffermo su questa Ansa

http://notizie.it.msn.com/economia/argentina-salta-accordo-con-hedge-fund-%C3%A8-default

Insomma, pare che l’Argentina sia nuovamente sull’orlo della bancarotta. A prima vista sembra che il leitmotiv sia sempre lo stesso, cioè che il Fmi, il cattivone, ha agevolato qualche cosa di molto semplice: speculazione sui bond argentini. Nulla di nuovo sotto al sole, avessi avuto un tesoretto da parte in questo ultimo lustro anch’io, che di finanza ne capisco solo il giusto, li avrei comprati. E alla scadenza, oggi, gli investitori vogliono i loro soldi, senza se e senza ma.

Anzi, un “ma” c’è. Ho trovato la domanda che non riuscivo a formulare negli ultimi anni! Ma dov’è la liquidità argentina? Insomma, per anni ho sentito dati trionfalistici provenire dal sudamerica sulla condizione economica albiceleste: disoccupazione ridotta del 10%, povertà dimezzata. Dove sta l’inganno? Faccio una rapida ricerca, contatto un paio di amici argentini e scopro qualche cosa di diverso.

– Dal 2007 a livello economico mondiale non si tiene più conto dei dati prodotti dall’INDEC (l’equivalente argentino del nostro Istat), perchè il governo dell’Argentina pubblica cifre sull’inflazione a cui non crede quasi nessuno. Le cifre mostrano che i prezzi sono saliti tra il 5 e l’11 per cento all’anno. Economisti indipendenti, uffici di statistica provinciali e sondaggi sulle attese dell’inflazione mettono tutti le stime a più del doppio del numero ufficiale.

– Il paese è in crisi monetaria totale. Ai cittadini non è permesso il possesso di valuta straniera.

– Mancano i soldi per pagare la fattura energetica (me ne sono accorto anch’io guardando in Tv una partita di calcio, in quando allo stadio accadde semplicemente che non si accesero i fari del sistema di illuminazione).

– Mantenere la nazionalizzazione di tutti i settori economici ha comportato la diminuzione delle esportazioni e l’aumento della disoccupazione a livello record pre default 2001.

– Il Governo Kirchner ha la fama di essere il più corrotto e demagogo della storia del Paese. E ne hanno visti di governi discutibili.

– La libertà di stampa è pura utopia.

Nelle prossime settimane scopriremo chi ha ragione, visto che la Kirchener nel frattempo ha fatto causa per l’improprio congelamento dei fondi necessari al pagamento dei bond entro il termine previsto, che a suo avviso esistono.

Ma se, semplicemente, Cristina de Kirchner avesse preso il malloppo disponibile per puntare tutto sulla roulette al tavolo verde del casinò dell’economia mondiale e avesse perso? Io avrei un idolo da depennare dalla lista.

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7 thoughts on “Pagare i debiti (giocando al casinò)

  1. Ho ripescato dal bidone della differenziata l’articolo pubblicato su la Repubblica di ieri. Ricordavo tre cose del pezzo in questione: Hedge fund, FMi e Nixon.

    Contrariamente a ciò che sembra, non mi pare che il Fondo Monetario abbia avuto una grande rilevanza nella vicenda in corso.Ma potrei sbagliare, se guardassi alla mia cultura finanziaria. Più incisiva è stata una sentenza (che hai linkato) emessa da un giudice federale a favore di tre fondi, che all’epoca del primo default si erano rifiutati di entrare nella ristrutturazione del debito, che prevedeva per i creditori aderenti al compromesso un notevole taglio dei loro crediti. Insomma, meglio poco di niente. Di fatto, l’avere sganciato il Peso dal dollaro ha consentito al Paese di respirare per almeno una decina d’anni, risollevandone l’economia fino all’adesione al G20. Cos’è successo nel frattempo non lo so. E’ possibile che la ripresina abbia alimentato la fame speculativa, che la politica abbia ricominciato a mungere la vacca, che l’attuale contingenza internazionale abbia compromesso i piani di aggiustamento economico finanziario, indebolendo la spinta propulsiva della prima ora. Chissà. Ad ogni modo gli aggiustamenti strutturali operati dal Fondo monetario e dalla Banca Mondiale, che nonostante il nome è un istituto privato a tutti gli effetti, hanno causato un tale inaridimento del tessuto socio economico tra i Paesi debitori da salutare come una vittoria anche il solo tentativo di percorrere una strada alternativa. Perchè il default è prassi nella relazione tra creditore e debitore. E non è scritto da alcuna parte che il primo debba essere il pilota e il secondo il passeggero.

    Su Nixon ho invece così tanto da dire che probabilmente annoierei chiunque non fosse interessato all’argomento e all’anticomunismo di riflesso. Nel caso in questione è colui che ha nominato giudice l’uomo della sentenza a favore degli hedge fund. Ed io rimango fedelmente ancorato alla parte che Nixon si è ricavato in Futurama. quella del cattivo, naturalmente…

    • Infatti, personalmente, sospendo il giudizio sulla questione in attesa, se non altro, della risposta al reclamo della Kirchner sul congelamento dei fondi da, vado a memoria, 1,3 miliardi circa stanziati per onorare il debito e poi misteriosamente congelati.
      Leggendo velocemente la sentenza mi era sfuggito il nome del giudice che l’ha emessa, il buon classe 1930 Thomas Griesa, che storicamente non è nuovo a sentenze di un certo impatto anche mediatico.

      Nel caso specifico propendo per credere, almeno parzialmente, alla bontà dell’operato del governo argentino nell’ultimo quindicennio. Per quanto gonfiati, i dati non possono essere campati completamente per aria. Nel nostro mondo finanziariamente globalizzato credo che il gioco non avrebbe potuto reggere così a lungo (anche se Tanzi avrebbe qualche cosa da ridire su questa mia affermazione, forse). Come dicevi tu, probabilmente si è creata per un decennio una sacca di crescita in Argentina, in parte voluta, in parte casuale, che ora si è fermata.
      Il mio giudizio, modesto perchè non mi intendo di finanza mondiale ma sono solo un osservatore curioso, si articolava sul giudizio globale dell’operato della scelta della Kirchener: ero un suo sostenitore convinto e ora,alla chiusura del cerchio…non lo so.

      Nel frattempo la testa sottovuoto di Nixon nella teca di vetro continua a sghignazzare.

    • Forse siamo anche messi peggio, con la differenza, però, che il nostro debito sovrano non è in mano nostra, ma, come in tutti i casi sin qui verificatosi ad eccezione dell’Argentina, degli istituiti di credito nazionali o internazionali. Che questo sia un bene o un male, io non lo so.

      • Siamo in default e da parecchio tempo. L’unico motivo per cui non CI fanno affondare, come la Grecia, tanto per intenderci, è solo perchè porteremmo giù con noi più di mezza Europa.

        • Si, concordo. Il punto è che onestamente non si capisce se ci convenga. Si tratta pur sempre di affidare qualcosa che ci è sovrano, seppur è un debito, in mano altrui. E’ una grossa delegittimazione, ed è il motivo per cui, a suo tempo, ero stato positivamente impressionato dalla scelta della Kirchner.

          • Perdere la sovranità significa essere schiavi. Un popolo schiavo è un popolo povero. Un popolo povero è un popolo ignorante. Un popolo ignorante, come noi oggi, permette di essere palesemente delegittimato. Viviamo in una splendida dittatura democratica, ormai.

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