(Ri)partenze?

Due settimane. Cioè quattordici giorni.

Due settimane fa ho rischiato di morire. Sì, ve la butto lì come informazione, che tanto girarci intorno sarebbe inutile. Due settimane fa uscivo miracolosamente sulle mie gambe da un cumulo di lamiere contorte e spiaccicate contro il muro di cinta di una ex caserma. Quelle lamiere che fino a un minuto prima erano la mia auto. Uscivo con le mie gambe, ma dal lato del passeggero, perchè la mia portiera era bloccata. Piegata su sè stessa e quindi bloccata.

Alla sede della polizia, osservando le foto di come si è ridotta l’auto dopo l’urto con l’altro mezzo coinvolto, non ho potuto che convenire di essere un miracolato. Perchè, come mi ha detto l’appuntato che stava raccogliendo la mia dichiarazione, lasciandomi di stucco per lo slancio di poca rigidità professionale che dimostrava in quel momento, se l’impatto fosse avvenuto una decina di centimetri più in basso, all’altezza esatta della mia portiera sul lato di guida, io non sarei stato lì in quel momento a parlare con lui ed invece altre persone starebbero discutendo di altre misure e altri rilievi. Misure come quelle relative al vestito da mettermi addosso al mio funerale.

Botte, ferite, paura. Nessuna frattura, solo la parte sinistra del corpo che sembrava uscita da un Moulinex e poi aver avuto un incontro ravvicinato con Mike Tyson. Si è tutto già rimarginato. Il medico dice che ho una fibra sorprendentemente resistente.                         Conseguenze materiali sì, ovviamente, e anche piuttosto pesanti, a partire da una macchina da prendere e consegnare allo sfasciacarrozze.

Svegliarmi nel cuore della notte in preda ad attacchi d’ansia e restare con la schiena appoggiata al muro respirando in maniera sincopata per i giorni successivi mi ha fatto capire ben presto che non posso fermarmi, alzare le mani davanti al destino ed arrendermi. Pagherò tutte le conseguenze, farò fatica, sentirò il cuore salirmi in gola sentendo il botto provocato da un bambino che apre la confezione di una merendina ancora per un pò, ma riprenderò in mano la mia vita. Lo devo a me, ai miei genitori, a chi mi vuole bene e anche a chi mi vuole male.

Posso solo ripartire.

Qualche giorno prima dell’incidente ero a colloquio privato con una mia docente. L’unica con cui ho sempre avuto la sensazione di poter avere un dialogo sincero al di fuori di un’aula universitaria, privo della solita spocchiosa freddezza dei titolari di una cattedra nel nostro fallace sistema di istruzione. Infatti non parlavamo del suo esame, che avevo già superato a suo tempo col massimo dei voti, ma di futuro. Del mio e di quello di tanti altri, con sincerità e senza perderci in false promesse e finti ottimismi, come piace a me. Le spiegavo del fatto che io stia valutando di prendere un “piano B” all’università. Uno che mi consenta di andarmene al più presto da lì con un pezzo di carta in mano, senza impuntarmi su progetti che mi porterebbero via tempo e salute mentale in cambio di qualcosa di comunque incerto. Le spiegavo anche in breve la mia storia di studente-lavoratore per scelta, le mie peripezie nel mondo del lavoro, l’incontro con persone meschine, di quel lavoro a volte in nero, a volte sottopagato e a volte non pagato affatto, e del disagio che avverto nel far parte della mia generazione.                                                La docente mi ha detto con onestà di non invidiare la situazione dei giovani d’oggi e, approfittando del fatto che guarda caso lei insegna una materia che si occupa del mondo del lavoro, ha tracciato con me su un foglio il seguente schemino:

Innalzamento dell’età pensionabile a 68 (in futuro 70, sappietelo) anni +                               progressiva crisi economica dell’occidente con risorse che si spostano ad Oriente              ———————————————————————————                                          = riduzione dei posti di lavoro in uno scenario di assenza di risorse non risolvibile prima del completamento di un ciclo di almeno 30-40 anni

Io queste cose già le sapevo da tempo, perchè mi interesso di quello che mi circonda, alzo la voce e il culo se c’è da lamentarsi e il mio Paese lo vorrei vedere cambiare sul serio. Il mio futuro è probabilmente compromesso (generalizzo e parlo da giovane uomo medio), perchè se si entra nel mercato del lavoro tardi e con contratti atipici, co.co.pro e cose di questo tipo non solo non si guadagna, ma non si arriverà mai ad una pensione che superi la soglia della vivibilità.                                                                                                Mi sono arrabbiato moltissimo negli ultimi anni pensando a queste cose, mi sono anche intristito ad ascoltare le storie dei tanti che stanno peggio di me e ho quasi pianto quando un amico incrociandomi per strada mi ha abbracciato in lacrime perchè dopo quattro anni aveva trovato un contratto a tempo determinato come magazziniere notturno in un supermercato e in questo modo riusciva ad assicurare a sua figlia due pasti al giorno con certezza.                                                                                                                               Però dopo essermi arrabbiato e intristito ho capito che non potevo passare il resto della mia vita in questo modo, e ho deciso di andare avanti. Completerò gli studi, userò la laurea per qualcosa oppure no e la appallottolerò in un cestino, farò corsi di formazione, mi riaggiornerò e mi rimboccherò le maniche e alla fine troverò la mia strada, in questa nazione o in un’altra.

Posso solo ripartire.

Dopo l’incidente non sapevo che farmene del blog. La prima idea era chiuderlo, perchè tanto di cosa avrei potuto parlare dopo un evento così devastante? Temevo, e temo tuttora, di non riuscire a svuotare la mente ed a scrivere d’altro che non sia dolore. Però dopo averlo pensato con fermezza, oggi ho capito che se sono minimamente capace di trasmettere qualcosa attraverso le mie parole, beh, non devo smettere di farlo per un motivo come quello.

Sento di aver ancora molto da dare: voglio scrivere, divertirmi, innamorarmi, ascoltare musica, incontrare nuovi amici, gustare il buon cibo, realizzarmi nel lavoro, sentirmi partecipe di progetti e non avere rimorsi per una vita che comunque la mettiate è breve e nel mio caso è talmente breve che poteva interrompersi due settimane fa.

Posso solo ripartire.

 

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34 thoughts on “(Ri)partenze?

  1. non c’è che farti l’in bocca al lupo. allora.
    sono una giovane laureata da un anno ormai. ho corso tanto per la pergamena fino a riuscire in tempo a soddisfare la mia famiglia. da un anno cerco un fottutissimo lavoro che sia coerente con ciò che voglio dalla vita. ma purtroppo non c’è nulla. il piatto di pasta non mi manca per fortuna, ma non smetto di credere in qualcosa di diverso.

    • Non devi smettere di crederci, no. Non lo puoi fare, nè tu nè io, nè nessun altro.
      Ti auguro davvero di trovare al più presto la tua strada e di esserne soddisfatta, perchè in realtà è come se facessi questo augurio anche a me.
      Crepi il lupo!

          • Il fatto è che i sogni ci sono, solo che a sperarci uno diventa vecchio. Ti passa la voglia quando vedi che su 3 concorsi banditi dall’Università sono vinti dalla stessa persona. Uno la domanda se la pone!

          • Una di quelle cose che fanno giustamente scattare i cinque minuti automatici. Come quando controllavo i corsi ai primi anni e notavo che gli assistenti di diversi docenti, chissà come mai, portavano lo stesso cognome dei titolari della cattedra. Strane le coincidenze. Soprattutto in questo paese

  2. Bisogna sempre ripartire….facendo tesoro di ciò che è successo, più consapevoli e in qualche modo più forti, in bocca al lupo!

  3. Sei un ottimista: giovane, tu non avrai mai una pensione statale che ti garantisca la sopravvivenza. Considera un piano di accumulo, ché è più saggio.
    Per il resto, io spero che non mi vestano in tailleur: fa così triste. E soprattutto ho deciso che al momento posso andare a funerali di max cinque persone. Per fortuna stai bene.

    Innamorati!

  4. Direi che hai ricominciato a ripartire nel momento in cui uscivi da quelle lamiere, e non ti sei fermato. Complimenti, la fibra ce l’hai, certificata dal medico ;) Tutto il resto è coraggio, ed anche in quello non sembra tu sia deficitario. In bocca al lupo! :)

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