Umanità in coda al supermercato.

Qual è l’atavico motivo che spinge l’italiano medio a finire in mezzo a qualsiasi tipo di fila, ma a non avere alba di come essa funzioni?

Ecco, allo stato attuale delle cose vorrei chiedere proprio questo a Darwin per confutare la sua teoria evoluzionistica. Eh no, caro Charles, sbagliavi. Prova a metterti in coda alla cassa di un supermercato in un tardo pomeriggio qualunque e vedrai che non appena ne sarai uscito ti assalirà l’irrefrenabile istinto di prendere la copia originale del tuo “L’origine della specie” e usarlo per incartarci un bel cavolfiore al mercato rionale, che tanto è carta straccia.

Perchè, guarda caso, oggi mi trovavo in un supermercato. Totale dei pezzi da me acquistati nel tempo cronometrato di 7 minuti e 34 secondi: quattro.                                                                                                                                                                                     Mi dirigo, soddisfatto della mia teutonica razionalità e celerità nella spesa, verso una cassa veloce, di quelle elettroniche che presumo siano ormai diffuse in tutte le catene della grande distribuzione. L’avevo usata solo una volta prima, ma insomma, non si tratta di decifrare la Stele di Rosetta: si passano i prodotti direttamente su una fotocellula che legge il codice a barre e, al termine, ci viene emesso uno scontrino con cui andare a pagare alla commessa. Semplice, giusto? Sbagliato.

Davanti a me c’era una signora di quelle partorite dall’immaginario del più mediocre dei pubblicitari che promuovono articoli per la casa. Tarchiatella, sulla cinquantina, capelli corti che sembrano usciti da due settimane di bagni ininterrotti nel Mar Morto da quanto sembrano secchi e sfibrati, scarpe simil ortopediche di vernice nera e un sorriso in bocca che definirei, secondo un grafico a torta, così: 70% bonario, 25% ebete, 4% impaurito, 1% ha votato SEL.

Ha un carrello di beni di prima necessità (che poi, mi chiedo, a quel punto perchè non usare una cassa tradizionale e risparmiarsi la sgobbata di passare tutti i prodotti uno ad uno?) e se li gode tutti. Li prende, li guarda, pensa forse alla prima volta che nella sua vita ha usato ognuno di essi, li passa sullo scanner e li appoggia nella busta di plastica. Dopo esserseli guardati un’ultima volta con già un pizzico di nostalgia, ne prende un altro e ricomincia questo rito sciamanico.

Mentre aspetto pazientemente lo svolgersi del tutto cerco di distrarmi guardandomi in giro. Nella cassa davanti alla mia c’è una signora che sta compiendo la stessa operazione. Oh sì, ma lei è un razzo, roba da pit stop di formula 1. Il problema è solo suo figlio, che mi rivolge le spalle e guarda la madre senza muovere un dito. E’ un prototipo di omino Michelin di dodici anni che sgranocchia ritmicamente da un pacchetto di patatine che fanno male alla salute solo a guardarle esposte e sigillate. E’ abbigliato tutto di celeste: cappellino, maglietta, pantaloncini e calzini. Bello.                                                                  Ed ancor più bella è la generosa fetta di culo che lascia intravedere alla folla in festa. Sì perchè ragiona, figlio mio. Come possono starti bene e contenere le tue generose forme dei calzoncini da calcio dell’Errea taglia small? Li ho avuti anch’io, per carità. E li portavo pure alla tua stessa età quando andavo a giocare a calcio al doposcuola. Ma io pesavo la metà della metà di te.

Vabbè, torno alla signora davanti a me.

Avrà finito? HA FINITO! Ora deve solo selezionare il metodo di pagamento e toccherà a me. Intoppo. La mia cara amica si è bloccata come succede all’onorevole Razzi imitato da Crozza (oppure è Crozza ad essere imitato da Razzi?) quando viene intervistato.         In effetti il dubbio a cui è sottoposta è amletico: contanti o carta.

La signora ci pensa, si guarda nel portafogli, si guarda in borsa, si guarda le scarpe. Sospira e decide per la carta. Nella mia testa sento Giampiero Galeazzi che lancia la telecronaca del fotofinish del canottaggio alle Olimpiadi.

“Sono gli ultimi metri! Forza ragazzi, non molliamooo!”.

Lo scontrino fa capolino. Fine della giostra. La signora prende le sue cose e si dirige alla cassa. Dopo due metri, però, si ferma e si volta verso di me agitando la ricevuta che all’ultima riga recitava “Se l’Italia vince la prossima partita dei Mondiali hai diritto ad uno sconto della metà dell’importo sulla prossima spesa!”.                                                        Mi guarda, sorride (più della modalità base).

“Mi scusi, per caso sa quando gioca l’Italia?”

Basta. Voglio tornare al baratto, io. E non solo per la spirale inflazionistica.

Annunci

19 thoughts on “Umanità in coda al supermercato.

  1. e ti è andata bene, caro mio. se fosse stato che davanti avevi un bradipo di quelli che aspettano di pagare prima di infilare la spesa nelle buste, che intanto ha occupato anche lo spartiacque della cassa che divide due fantomatiche corsie di modo che uno usa una corsia e l’altro l’altra, avresti fatto bene a comprare un pandoro.

  2. Che incubo andare al supermercato, davvero, io lo dico per la spesa, tu hai comprato quattro articoli, se mi vedessi con il carrello che ho, scapperesti subito, in genere vado con mia figlia e siamo organizzatissime, faccio prima io di te, :D ti auguro una buona serata, mi hai fatto troppo ridere!!!

  3. la concentrazione di persone con l’encefalogramma piatto in coda alle casse automatiche è devastante.
    mi domando se queste non siano state create appositamente per loro…

    I.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...