A denti stretti

Giornata piovosa.
Sono abbastanza meteoropatico, o forse è solo la sensazione di umidità che mi penetra le ossa che mi fa credere di esserlo.
Devo portare un fascicolo contenente dei documenti a una ragazza che però per telefono non riesco a capire dove abiti esattamente, quindi ci accordiamo per trovarci davanti alla biblioteca comunale, in centro.
Scendere per strada con la pioggia che sta riprendendo a martellare è frustrante, come l’idea di dovermi servire dell’ombrello. E’ la sensazione di avere le mani impegnate, una a reggere l’ombrello e l’altra a tenere il fascicolo, che mi fa sentire impotente di fronte a una qualsiasi eventualità. E se mi si slacciasse una scarpa? E se mi squillasse il telefono?
Il centro è in parte chiuso al traffico, quindi a quest’ora di punta è affollato di gente che va e viene in tutte le direzioni. Neanche li guardo, per me “gente” è davvero un nome collettivo e in quanto tale forma una massa unica e indistinta.
Però mentre scendo dal marciapiede per evitare la collisione con due persone, non posso fare a meno di alzare lo sguardo su di loro. E’ una coppia madre-figlio come tante, lui avrà sedici anni pressapoco. Stanno sotto lo stesso ombrello e guardano la vetrina con la merce in saldo. Sembrano avere una grande affinità, SI VEDE che hanno una grande affinità dal modo in cui parlano, sorridono e indicano i prodotti, con quell’unico ombrello che li ripara entrambi e la mano di lei che si tiene stretta al fianco del figlio per non bagnarsi.
Il ragazzo incrocia il suo sguardo con il mio e io di rimando faccio qualcosa di strano, come un piccolo digrignare di denti nascosto dietro le labbra ben serrate. Come quelle volte quando in palestra mi sistemo il paradenti prima di prendere sporadicamente una lezione di boxe da quel mio amico istruttore. Lo vedo solo io, lo sento solo io sul palato, ma sto digrignando alla vista di quella coppia madre e figlio a spasso per il centro, sotto quell’unico ombrello.
Mi scanso e scappo via, prima con la mente e poi fisicamente, fino a che non vedo la ragazza del fascicolo che mi fa un segno con la mano per richiamare la mia attenzione. Un breve scambio di convenevoli e le cedo i documenti.
Ora ho una mano libera come desideravo fin dall’inizio, ma ho scoperto che comunque non so che farmene.

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14 thoughts on “A denti stretti

  1. Piove anche oggi, almeno qui. Ci pensavo anche io in questi giorni alla pioggia e ho sempre nella testa una vecchia canzone di Daniele Silvestri che parla dell’Olanda, dove non ce l’hanno mai il sole. Pensavo che metà Italia ha il sole e non è poco e che il loro umore è migliore, sicuramente. In definitiva, mi sono detta, che l’unica cosa da fare è uscire solo quando devi proprio e piazzarsi sotto un bel po’ di lampade, piantane e luce. Come i polli.
    Per la mano libera, statisticamente, potrebbe succederti di doverla impegnare.

    • Buona teoria, la proverò. Organizzerò casa con un capannone a ventilazione forzata e illuminazione controllata, mantenendo costanti le condizioni di temperatura, umidità e illuminazione ottimale in tutte le fasi della giornata.
      Magari il mio umore migliorerà. O alla meno peggio ingrasserò di 20 kg in un mese,

  2. Dieci punti in più per la citazione di Top-Dollar dall’unico vero The Crow :-)
    (adoro quel film, e anche il fumetto da cui è stato tratto).
    Altri dieci perché, a dispetto delle tue previsioni di fine 2013, hai deciso di restare con noi, (in questa virtuale valle di lacrime, intendo, non al mondo), per qualche tempo ancora o quanto meno fino a oggi.
    E fanno venti punti.
    Ma ecco che perdo il conto, perché ancora una volta mi colpisce quel scrivi, e come lo scrivi. Quella mano finalmente libera di cui scopri di non sapere cosa fare è un finale perfetto, un colpo da ko. Lo sarebbe se questo tuo post raccontasse la storia di un personaggio immaginario. Lo è doppiamente perché esprimi qualcosa di così intimamente tuo. Chapeau!

    • Troppo bello quel film(io non ne ho mai letto i fumetti ahimè).

      Non so perchè ho scritto ancora, è che dopo quella giornata piovosa sono tornato a casa e…mi è venuta voglia di scriverlo. Forse sto cedendo al vizio.

      Grazie come sempre per i tuoi commenti, ci si trova sempre qualche cosa di buono anche se sono rivolti a uno come me che scrive un post così. Ne deduco che ci sia del tuo merito in fondo.

      • Naaa… il merito è solo tuo. Quando al cedere al vizio, trovo che potersi esprimere su un blog serva tantissimo proprio in momenti così. Ha un effetto terapeutico, sia per chi scrive, che per chi legge e ha sperimentato sensazioni analoghe. Dunque, grazie a te, per aver scritto questo post :-)

    • Mmm, non saprei. Ok, so di non essere un esempio di virtù e buonismo, ma al momento il genere umano che conosco io non mi ha dato grandi prove di essere umano. Ma mi riprometto di cambiare, magari partendo dalle singole persone.

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