A Christmas carol (sì, come no)

(So benissimo che ho annunciato che col nuovo anno probabilmente smetterò di scrivere, ma prima che possiate pensare – “arieccolo, sembrava troppo bello che se ne fosse andato”- voglio farvi notare che siamo ancora nel 2013 e quindi sono ancora in tempo).

Voglio farvi la rassegna stampa del mio periodo natalizio:

24 dicembre:

Nonostante io sia il perfetto prototipo del potenziale figlio degenere, quest’anno ho deciso di tornare a casa dai miei per le feste sperando in non-so-bene-cosa. Atto primo: la notte di Natale con annessa messa ad un orario più da ingresso in discoteca che non da preghiera.

Con l’aria del detenuto trascinato sul patibolo dal boia alle 23 sono entrato in chiesa non so a che punto della funzione mentre il prete stava dicendo qualcosa riguardo all’unità familiare e all’importanza di perdonare, al che ho sentito come un macigno pesarmi sul petto, ho fatto dietrofront e sono uscito. 15 secondi netti di messa. Andrò in paradiso lo stesso?

A quel paese il prete e la sua messa.

Uscendo ho incrociato una mia cugina che mi ha spiazzato con un sussurrato “sei fottuto” che più che un insulto mi sa tanto di premonizione.

Sono entrato in un bar poco distante dalla chiesa (nel triste nord est è tradizione brindare dopo la messa di Natale. Ergo, molte persone si sbronzano la notte di Natale) e ho trovato una ragazza del posto che non vedevo dai tempi delle scuole. Era brutta a quei tempi ed é rimasta tale, però avevo bisogno di una spalla con cui bere e lei era dell’idea.

Abbiamo bevuto un pò assieme, poi la messa è finita e il bar si è riempito di gente, compresi molti miei coetanei. Comprese molte facce di bronzo che avrei sperato di evitare. E tutti giù a raccontarmi delle loro piccole stupide vite mentre io annuivo sperando che tacessero al più presto. La serata si è conclusa con una lieve sbronza aggressiva da Jack e Cola, che è la peggiore perché nel mio caso mi assale uno stato misto di psicosi e depressione, ma alla fine tutto a posto perchè non ho fatto a botte con nessuno, forse perché era Natale e inconsciamente qualcuno da lassù mi ha trattenuto.

La mia amica brutta è scomparsa nella notte così come era apparsa. Brutta.

25 dicembre: 

A Natale mi sono presentato a casa per il classico pranzo con genitori e parentame vario e mi sono sforzato di tenere la bocca chiusa e non esplodere alla prima occasione utile.

Per un pò ce l’ho fatta, ma uno dei numerosi problemi con i miei parenti è che sono tutti egocentrici arrivisti con in testa solo la loro affermazione economica, e siccome uno di loro continuava a raccontarmi quanto è bravo e di successo lui e di quanto si stupisse di me, delle mie scelte e dei miei degenerati rapporti familiari, l’unica risposta che mi è venuta in mente è stata “Però io mi sono già fatto un numero di ragazze superiore a quelle che ti sei fatto tu in vita tua”.

E buon Natale.

26 dicembre:

Nella notte, conscio che non avrei retto un altro giorno del genere a casa dei miei genitori e che comunque ero in ferie, ho preso all’improvviso la decisione di raggiungere la mattina seguente dei miei amici che stavano già da qualche giorno a Salisburgo e che avevano un posto libero e già pagato in albergo perché uno di loro aveva dovuto disdire il viaggio.

Quindi mi sono svegliato alle cinque di mattina e ho preso un volo Ryanair da solo fino a Monaco di Baviera, poi un’ora di auto verso sud e sono giunto a destinazione. 

Verso mezzogiorno mi è arrivato un messaggio su Whatsapp di mia sorella che si trovava a casa: “Sei evaso?”.

I due giorni lassù non sono stati neanche male ma non quello che mi aspettavo, anche se in realtà non so cosa mi aspettassi. Forse di innamorarmi dell’ austriaca della mia vita e cambiare d’un tratto la mia esistenza. Non è successo e sono di nuovo qui per la felicità di tutta la società.

Quanto amo il periodo natalizio.

 

 

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12 thoughts on “A Christmas carol (sì, come no)

  1. Ah, che bello! Il tuo post mi riempie di speranza per il futuro del mondo :-)
    E non sto affatto scherzando: un inno giovanile contro l’ipocrisia del Natale. Contro le menate trite e ritrite con cui preti e baciapile si ostinano a rintronarci per impedirci di pensare al senso di un’azienda bimillenaria che vende speranza, dunque fumo, in cambio di donazioni, lasciti, prebende e soprattutto cieca e incondizionata obbedienza. Contro le persone che ci tritano gli zebedei con le loro piccole stupide idee in linea con le proprie piccole stupide vite. Contro i parenti rompiballe e gli arrivisti (un po’ un cliché, se riferito alle genti del Nord-Est, ma la tua è una testimonianza di prima mano, dunque affidabile). A favore, ma solo condizionato al contesto e alle contingenze, delle ragazze brutte. E per inciso, la frase “La mia amica brutta è scomparsa nella notte così come era apparsa. Brutta.” è una chiosa da premio Strega ;-)

    Ti confesso che invidio anche un po’ (tanto) la tua capacità di auto-determinazione, e di improvvisare liberamente cogliendo le opportunità che ti si offrono. Saltare su un aereo, affittare un auto e raggiungere degli amici in vacanza, per di più in un altra nazione, è una cosa che alla tua età non avrei saputo nemmeno concepire, figuriamoci metterla in atto. Lo so che questo sembra un po’ il commento di un vecchio inacidito, ma ribadisco ciò che ho espresso in apertura: se almeno una parte dei “giovani d’oggi” sono come te, c’è ancora speranza ;-) Dunque, quello che sta per iniziare potrebbe essere davvero un anno migliore.
    Buon Anno dunque, e a presto (qui o altrove).

    • Sulle considerazioni in merito alla chiesa con me sfondi una porta aperta, quindi è inutile aggiungere altro. A far mente locale forse è stato uno dei primi veri atti della mia emancipazione rispetto alle idee della mia famiglia quando ero ancora un bamboccio.

      Non male anche l’essere “A favore, ma solo condizionato al contesto e alle contingenze, delle ragazze brutte” comunque :)

      In definitiva non penso di essere io il tipo di persona che può essere preso ad esempio per sperare nella futura generazione (che poi io sono già vecchiotto, c’è una generazione già futura alla mia che cresce e non mi convince molto), ma suvvia, ammetto che c’è di peggio.

      L’autodeterminazione di prendere e partire è qualcosa di mio e solo mio, intimamente mio. C’è l’ho sempre avuta, è innata. Il libro della mia vita era (e resiste ancora) “Sulla strada” di Kerouac, quindi diciamo che vivo sognando a occhi aperti tutto ciò che ha a che fare con il viaggio, ma non la vacanza, bensì il prendere e partire senza pensarci troppo su.
      Il tutto facilitato dal fatto che esistano i voli low cost oggigiorno.
      Ergo, non invidiare questa mia piccola peculiarità: è compensata da ben visibili mancanze.

      Ah, buon anno amico mio :)

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