Mezzi pubblici-la mia personale Odissea nello Strazio

E’ da quando andavo a scuola che non mi capitava di dover prendere i mezzi pubblici. L’occasione propizia per fare un tuffo nel passato me l’ha offerta una vecchia (non sarò polically correct nella definizione) che qualche giorno fa ha pensato bene di bruciare una precedenza ed entrarmi in tackle sulla fiancata dell’auto. Per fortuna andava a 30 all’ora e mi avrebbe fatto più male a venirmi addosso a piedi, ma comunque mi ha fatto fuori la portiera. Quindi auto dal carrozziere e io costretto ai mezzi pubblici perché di auto di cortesia non se ne parla.

Mi presento alla fermata dell’autobus vicino casa e mi guardo attorno come se temessi di essere riconosciuto da qualcuno. Mentre mi avvicino alle persone in attesa mi sembra di fare un giro sulla DeLorean di Ritorno al Futuro ed io sono Marty McFly. Sono tornato in un istante ai tempi della scuola. Sono estremamente curioso di vedere chi sono i miei compagni di viaggio e allo stesso tempo sono assonnato, perché non c’è la tensione di dover guidare nel traffico a svegliarmi. C’è un gruppetto di donne sulla quarantina che stanno in circolo e parlano fitto in una lingua dell’est. Sono abbastanza sicuro che siano donne delle pulizie che vanno in qualche ufficio o casa di un certo pregio.

Finalmente l’autobus arriva con un incedere lento e preoccupante. Non appena si spalancano le porte con il tipico rumore dei freni idraulici in azione la prima cosa che noto è la puzza. Ai tempi delle scuole non me n’ero mai accorto. Forse puzzavo anch’io e la cosa non mi disturbava. Ora invece devo farmi coraggio e salire trattenendo il fiato, anche se ben presto desisto dall’idea di farmi tutto il viaggio in apnea. Non ho i polmoni di Michael Phelps.

Subito dopo essermi seduto in un posto a metà dell’autobus mi ricordo di non aver timbrato il biglietto. Mi alzo, vado all’obliteratrice e timbro. Quando ho fatto l’operazione una signora seduta accanto alla macchinetta si mette a sghignazzare facendomi segno di guardare il biglietto. Guardo e ci trovo scritto “timbrare sull’altro lato”. Da quando gli autobus hanno cambiato il verso di obliterazione dei biglietti?? Ri-timbro e torno al mio posto. Le fermate iniziano a susseguirsi, la gente sale e presto il bus si riempie. Tutti appiccicati come sardine in scatola. Io che sono abbastanza alto e ingombrante mi sono scelto anche un posto del cavolo, uno di quelli centrali che per risparmiare spazio sono fatti in modo tale che due sedili siano rivolti verso altri due. Quindi quando un ragazzo scoordinatissimo cerca di passarmi davanti per sedersi mi rifila una ginocchiata che per poco non mi fa imprecare ad alta voce tutti i santi, compresi quelli extra vangelo e quelli citati solo negli Apocrifi. Ma sono una personcina a modo e mi trattengo.

Ad un tratto arriva la fermata in cui avviene quello che tanto aspettavo. Appare una figura mitologica di cui la sub-cultura dei telefilm, di Facebook e quant’altro è piena zeppa: la donna afroamericana che sale urlando al telefonino. Parla, o meglio urla, solo lei. Non fa mai una pausa. Presto mi convinco che in realtà non stia facendo alcuna chiamata, ma che dall’autobus stia urlando all’amica che si trova direttamente a casa affacciata sul terrazzo.

Mi sento piuttosto a disagio e sono passati sì e no cinque minuti. C’è questa cosa stranissima nei mezzi pubblici: tutti ti fissano con tranquillità disarmante senza dirti nulla. Siccome io sono uno abbastanza diretto nell’approccio con gli altri e ho una limitatissima pazienza, la tentazione di alzarmi , andare dal ragazzino ciccione che mi squadra da quando è salito e dirgli un onesto “Che cazzo guardi?” ci sarebbe, ma glisso anche su questo. L’autobus passa sotto un cavalcavia facendo una curva brusca e il ciccione finisce contro una ragazza che lo guarda malissimo. Karma- ciccione 1 a 0.

A metà del viaggio, quando sto per addormentarmi cullato dal mix composto dall’andatura caracollante del mezzo, dalla puzza e dal calore assurdo sprigionato da delle bocchette laterali che seriamente ritengo essere alimentate a carbone fossile, guardando dal finestrino appannato ho una visione: tre-quattro belle ragazze che stanno per salire. Ho un posto libero esattamente di fronte a me, quindi sono sicuro di avere fatto jackpot: visto e considerato il livello di questo Viaggio della Speranza, se non altro potrei concluderlo essendo “costretto” ad avere come dirimpettaia una creatura carina. E invece quando le ragazze stanno per mettere il piede sopra lo scalino del bus, un omone metallaro con la maglia degli Iron Maiden, il giubbotto in pelle e gli anfibi le precede e sale per primo, accomodandosi sull’unico posto libero, cioè quello di fronte a me, e lasciando le ragazze in piedi.
Dov’è la cara vecchia cavalleria quando serve (a me) ?

Anche il metallaro è uno di quelli che fissano e io inizio a pregare Odino o chi per lui che per una favorevole congiunzione astrale il conducente faccia una frenata d’emergenza tale per cui il ragazzino ciccione finisca direttamente in braccio all’omone metallaro.
Ma ho esaurito il mio credito con la buona sorte perché non accade nulla. O forse no. Una delle ragazze salite dopo il metallaro mi guarda di tanto in tanto, usando una certa strategia. Digita continuamente cose sull’iphone, poi alza lo sguardo e si guarda attorno con aria furba. Ora ho intercettato il suo sguardo, sì, guardava me perché non appena l’ho colta in fallo ha abbassato subito gli occhi sullo schermo come chi sa di essere stato beccato. Decido di non metterla in difficoltà e non la guardo più, ma mi rendo conto che di tanto in tanto mi osserva, vedo con la coda dell’occhio la sua testolina che si alza. Sto pensando che visto che la prossima fermata, che è la mia, è anche l’ultima della corsa, quando scendo potrei dirle qualcosa e chiederle il numero di telefono. Il fegato non mi mancherebbe di certo. Però subito dopo mi viene in mente che potrebbe facilmente avere quattro o cinque anni meno di me e ricadere nella minore età.

L’autobus si ferma e tutti ci alziamo per scendere, mentre io alzando gli occhi al soffitto (che in quel momento rappresentava per me qualcosa tipo l’Olimpo) chiedo agli dèi dove fossero queste adolescenti spavalde e di bell’aspetto quando io avevo la loro età.
Scendo dietro di loro e un’altra domanda si fa largo nella mia testa notando …ehm, che portano tutte dei leggins che lasciano pochissimo spazio all’immaginazione (e questa mi fa sentire invece molto più vecchio della mia età) : da genitore come si può lasciare uscire di casa a cuor leggero una minorenne che mostra così la sua (invidiabile) silhouette all’intera città? Io piuttosto costringerò mia figlia prima dei diciotto anni a entrare in un sacco di juta.
Magari firmato, per farla contenta, ma sempre un sacco di juta sarà.

Finalmente sono sceso e posso iniziare la mia giornata abituale. Niente più problemi legati a viaggi sulla DeLorean. Fino a stasera, almeno.

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15 thoughts on “Mezzi pubblici-la mia personale Odissea nello Strazio

  1. Oddio mi hai fatto morire dal ridere! ahahahah
    Ecco io quella vita la faccio tutti i giorni, però dai, è solo questione di abitudine. :)
    La cosa bella dei mezzi sono appunto gli sguardi di persone carine… magari mi fosse capitato di incontrare uno che, come te, non si fa problemi a chiedere il numero di telefono a una ragzza dopo alcuni sguardi. A quest’ora sarei una persona felice…
    Invece qui, non parlano. Usano spotted.

    • Devo ammettere che è un mondo che ha il suo fascino, che oggi mi sarebbe più chiaro di quando ero un ragazzino. Prima di tutto, appunto, perchè potresti sempre viaggiare in compagni di qualche persona carina. O almeno sopportare il viaggio sperando che questa persona si materializzi.
      Mamma mia, Spotted.. La tristezza..

      • Si, spotted è davvero triste… Ora non so dove vivi tu, ma qui nella city di Milano sono tutti piuttosto schivi nei rapporti sociali, soprattutto sui mezzi pubblici. Fissano, ma non parlano.

        • Sono anch`io un uomo del nord (cioé, anche io vivo al nord, non sto insinuando che anche tu sia un uomo) e so esattamente di cosa parli, la mia gente é fatta alla stessa maniera. Che poi io potrei fare un master sulla freddezza, visto che le prime persone che mi fissavano senza parlare erano quelle che vivevano sotto il mio stesso tetto.
          Spotted é la tomba dell’intraprendenza sociale: se prima una persona timida, insicura, doveva tirare fuori gli attributi e farsi avanti solo per conoscere il nome di una ragazza ora puó ricorrere a spotted e illudersi di investigare in questo modo..e alla fine sarà da capo, anzi,ancora piú in basso perché non ci avrà nemmeno provato.

          • Giusto!! E lo dico io che sono la timidezza in persona. Molto meglio fare una figura di cacca ma almeno provarci.Comunque carino ad aver specificato che non insinui che io sia un uomo ahahahah :)

      • Sai, di ‘sti tempi l’appartenenza a un genere sessuale è qualcosa su cui andarci cauti ;)
        Comunque direi che concordiamo sul punto, a maggior ragione se lo dici tu che ti definisci timida. Anche se la spavalderia dovrebbe essere una prerogativa di noi maschietti.
        O anche no, visto che avete (giustamente) ottenuto la parità sessuale?Chissà…

    • Ti ringrazio! Scrivo così di getto, a volte riesco a sembrare divertente rendendo gli altri partecipi di queste piccole cose.

      Di sicuro a prima vista il tuo blog è molto più curato e bello, ma abbiamo degli scopi diversi a riguardo e va bene ;)

  2. In risposta al tuo commento (che wordpress ha deciso di non farmi scrivere sotto la tua ri-risposta perchè si sarà stufato delle nostre conversazioni), ti dico che sì, anche le ragazze ora sono piuttosto intraprendenti e ok, un minimo mi sembra anche giusto… resto comunque dell’idea che dovrebbe essere l’uomo a fare il primo passo e ad essere “spavaldo”, qualità che non ho mai trovato nei ragazzi che ho conosciuto e che comincio a pensare sia proprio inesistente nel 90% della popolazione maschile.

    • 90% mi sembra troppo..Forse sei tu che li intimidisci. O forse hai solo una dose fuori dal comune di sfiga.

      Secondo me wordpress si è rotto di questi commenti perchè siamo andati clamorosamente off-topic, visto che il post non parlava nè di relazioni uomo-donna nè di spotted. Fantastico come gira e rigira si torni sempre sui stessi argomenti.

  3. L’ultima volta che ho un preso un mezzo pubblico, mi sono ritrovata incastrata tra una ragazza con i capelli folti e lunghissimi, che mi finivano in bocca ed un uomo massiccio e muscoloso senza equilibrio…la scena era più o meno questa: ad ogni frenata brusca, un quintale di ciccia mi veniva addosso senza ritegno ed io a mia volta finivo con la testa tra i capelli di questa ragazza…un incubo!

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