Old but gold, good memories #3: due occhi azzurri

(Non è una storia molto old visto che risale a ieri sera, ma tant’è.)

E’ sabato sera, saranno le dieci.
Il telefono squilla. Non rispondo. Squilla di nuovo, prendo l’apparecchio e leggo il nome sul display. E’ Martina che mi sta chiamando. Devo risponderle, lei non è una semplice amica ma è LA mia amica con la A maiuscola. Quella che sa un pò tutto su di me, quella che è meglio per me se sto ad ascoltare.

“Che stai facendo?”
“Niente.”
“Stasera fai qualche cosa?”
“Non credo, non ne ho molta voglia. Sono un pò giù.”
“Non se ne parla, tu stasera esci con me. Fra tre quarti d’ora sono da te.”

Non replico, tanto non servirebbe a niente. Se si è messa un’idea in testa non sarò certo in grado di fargliela cambiare.
Martina non mi fa nemmeno guidare, vuole lasciarmi assolutamente libero di fare come voglio. Parliamo un pò lungo il tragitto verso il locale che ha scelto e dove la aspettano alcuni suoi amici, lei vorrebbe farmi sfogare e parlare di me, ma a me non piace quindi svio il discorso su di lei.
Gli amici di Martina sono simpatici e presto facciamo amicizia, ma la cosa non mi sorprende. Come si dice, “gli amici dei miei amici sono miei amici”.
La serata va per le lunghe, molto più del previsto. Beviamo, conosciamo gente, andiamo e torniamo dalla pista. Perdo letteralmente il senso del tempo.
Mi diverto, o fingo di divertirmi. Non lo so, ma alla fine funziona. Come sempre il modo migliore per non pensare ai miei guai è impegnarmi con dell’altro.
A metà serata conosco una ragazza molto carina, Giulia. Ha i due occhi più azzurri che abbia mai visto. Non un azzurro classico, ma qualcosa di tendente a un celeste acquoso. E’ la prima volta nella vita che non riesco letteralmente a staccare lo sguardo dagli occhi di una donna, tanto sono magnetici. Beviamo qualcosa assieme e poi andiamo a ballare un pò. Io odio ballare. O meglio, forse mi piacerebbe pure se solo ne fossi portato. Avete in mente lo stereotipo del giocatore di pallacanestro di un metro e novanta, con un senso del ritmo ridicolo, rigido come un tronco e che si muove in pista come uno pseudo hip-hopper fallito? Tutto verissimo.
Però so benissimo che se voglio avvicinare una ragazza in un posto come quello è un prezzo che devo pagare, quindi mi faccio forza e via.
In realtà me la cavo meglio del previsto perchè Giulia si diverte parecchio, e anche io. Lei si muove molto bene e si esalta quando ci sono quei pezzi stra-commerciali di musica latina/raggaeton che vanno tanto di moda ora. Mi aveva già detto che è il suo genere preferito. Io li odio, ovviamente. Ma non le sto pestando i piedi, tutto sommato penso di essere credibile. E poi pur di stare faccia a faccia con un paio di occhi così sopporterei tutta la musica più ridicola del mondo.
Dopo alcuni minuti ci raggiungono due miei amici, che fanno coppia nella vita. Loro ballano per davvero, nel senso che frequentano anche dei corsi di ballo. Lei lo ha costretto.

Parte un pezzo musicale assolutamente fuori luogo vista la normale musica da discoteca, tipo una bachata e i miei due amici iniziano a fare le loro mosse studiate a memoria.
Io e Giulia li guardiamo e ci mettiamo a ridere, poi le dico che dobbiamo provarci anche noi.
Lei sembra titubante, non ha mai fatto quel tipo di balli. Nemmeno io, le rispondo. Però sorride, probabilmente la sto sorprendendo.
Alla fine però la convinco e mi tende le mani perchè gliela prenda. Ce la caviamo bene, anche se inventiamo i passi scimmiottando i nostri due amici lì a fianco. Un passo mio verso di lei, uno suo verso di me. Di tanto in tanto la faccio ruotare su sè stessa. Tutta roba autodidatta.
Ho pensato che quelli sono balli fatti apposta per creare atmosfera, non la dance odierna in cui l’unica cosa da fare è agitarsi in preda a crisi compulsive di onnipotenza. Era molto meglio la musica dei nostri padri.
Quando usciamo dalla pista per tornare dai miei amici sono da poco passate le 2. Giulia mi dice che deve andare via perchè l’indomani mattina deve alzarsi presto e guidare verso non so che destinazione. Non sono dispiaciuto di non avere più tempo da passare con lei, o di non aver concluso niente. Si vede subito che lei è una ragazza con la testa a posto, una di quelle per la quale varrebbe la pena di aspettare.
La accompagno all’auto e le dico che è stato bello conoscerla. Lei mi chiede di darle il telefono, lo prende e ci digita sopra il suo numero di telefono. Ci salutiamo e io rientro con il cellulare in mano. Mi perdo a parlare con Martina, che vuole sapere per filo e per segno come mi è andata con Giulia, e mentre lo faccio commetto un errore madornale. Ho ancora il telefono in mano con il numero di Giulia che lampeggia sul display. Ci sono due opzioni, il tasto di salvataggio e quello ‘canc’. Pillola rossa o pillola blu, come in Matrix. E io sbaglio e cancello il numero.
Ora forse dovrei andare in cerca di Giulia. Ho qualche indizio su di lei, forse degli amici in comune, mi ha detto cosa fa nella vita. Diciamo che se è destino la reincontrerò.

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6 thoughts on “Old but gold, good memories #3: due occhi azzurri

  1. Non male per l’audacia nel ballare! Meno bene per il numero, ma se è destino la ritrovi ;)
    Posso ammettere che non conosco nessuno dei generi che hai citato, per me è tipo arabo e matematica avanzata nello stesso tempo. Ma subentra un’ignoranza brutale da parte mia eheheh…
    A parte il fatto che piuttosto che ballare mi farei fare una tracheotomia da Capitan Uncino ubriaco e in una discarica. E mi sto tenendo sul vago visto che il blog non è mio :D eheheh

    • Ahah posso intuire l’intensità del tuo rifiuto per il ballo allora.
      Ma ti assicuro che nemmeno io lo farei di mia spontanea volontà, ma sai, la ragazza..ehm, il fine..giustifica i mezzi ;)

      • No, ci mancherebbe altro! :) se una ragazza ti chiede “balliamo” o vedi che vuole ballare, e ballo sia :D per questo appoggio l’audacia.
        Il mio era un discorso relativo al solo ballo… eheheh… forse è solo invidia, mi muovo come un automa arrugginito XD

  2. Ecco, ora ti toccherà scrivere solo post che ci tengano aggiornati intorno a questa storia, perché ci interessa sapere come va avanti.. Iscrizione al blog compiuta, ora attendo con il sequel ! ;-)

    Sara

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