Notte, polvere, calcinacci e ricerca di un’identità perduta.

Che io sia un folle forse ormai lo avete capito anche voi, quindi non vedo perchè dovrei provare a smentirvi. Anzi, per rincarare la dose vi racconto l’ultima mia avventura che risale a un paio di giorni fa.
Vi risparmio il perché e il come, ma mercoledì sera ho accettato da un amico la proposta di fare un lavoro per lui in un appartamento.
In pratica 120 metri quadri in una palazzina non lontana dal centro da ristrutturare. Il problema è che mancava un operaio perché aveva fatto un incidente in auto e siccome questo mio amico mi conosce e sa che c’ho il fisico (mi vanto da solo) e che sono folle (vedi sopra), mi ha chiesto se volevo fare qualche ora di lavoretto extra.
Ci tengo a precisare che non faccio né il carpentiere nè il manovale nella vita.

E ovviamente ho accettato.

Quindi mercoledì dalle 20 a mezzanotte, dopo la mia giornata abituale, mentre le persone normali rincasavano per stare con fidanzate, figli e famiglie, io mi sono presentato sul mio nuovo posto di lavoro.
Non essendo specializzato in quell’ambito le mie mansioni erano abbastanza semplici e richiedevano decisamente poco lavoro di intelletto: mentre gli operai sfondavano e riducevano in pezzi i muri divisori e i controsoffitti, io dovevo trasportare i secchi con i calcinacci raccolti dall’appartamento al bidone per la raccolta dei rifiuti edili giù in strada. Secchi da 10 kg l’uno, possibilmente due alla volta.
Ah, piccolo particolare, l’appartamento era al terzo piano e il bidone in strada: quindi c’erano sei rampe di scale da fare, andata e ritorno, e non esistevano ascensori o montacarichi. Piccolo particolare che mi era stato nascosto al momento del mio ingaggio.
Ho passato quattro ore imprecando, sudando e graffiandomi braccia e mani in mezzo alla polvere.
L’unica cosa piacevole era la figlia della dirimpettaia che ogni dieci minuti mi chiedeva se volevo qualcosa da bere. Forse voleva solo assicurarsi che non fossimo una banda che svaligiava case, in effetti. Penso fosse incuriosita da me, d’altronde ero un pesce fuor d’acqua in mezzo a quella gente. Loro erano uomini induriti dal tempo e dalla fatica, con le facce grige e inspessite, io sembravo loro figlio appena uscito da scuola(e a tutti gli effetti avrei potuto esserlo).
Però attorno alle 23 quando la citata figlia della dirimpettaia è uscita di nuovo a chiedermi se volevo una tazza di the CALDO, ho dovuto riderle in faccia. Sto sudando da tre ore in t-shirt spostando pezzi di muro e tubature e mi offri del the bollente??

Alla fine cosa ci ho guadagnato da questa nottata fuori dall’ordinario? A parte il “lautissimo” salario, 10 euro l’ora + una birra a fine lavoro, ero distrutto fisicamente. E avevo toccato il fondo della scala gerarchica dell’umanità. Lavoravo con gente in possesso della terza media, a uno stipendio da immigrato.

Ma stavo bene come non mi capitava da settimane.

Purtroppo l’indomani mattina l’effetto era già svanito, è stata una cura momentanea. Tutto svanito tranne i lividi sulle braccia.
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6 thoughts on “Notte, polvere, calcinacci e ricerca di un’identità perduta.

  1. Non odiarmi … ma ho riso! Ho riso perchè sono stata ingaggiata anch’io per quel lavoro da un amico che ha ristrutturato la sua casa con i classici “lavori in economia”. Lui era “lavori” io “in economia”. Ho trasportato due secchi alla volta di sabbia di fiume bagnata per montare il pavimento non so per quante volte, alla fine ho avuta la netta sensazione che mi si fossero anche allungate le braccia…
    Per cena abbiamo preso pizza rustica e ce la siamo mangiata seduti su una palanca appoggiata a blocchetti di tufo. La cariola fungeva da tavolino.
    Compenso “zero” però se mi telefonasse anche adesso per chiedermi lo stesso favore giuro che schizzerei come una molla e correrei ad aiutarlo.
    ……. era così buona quella pizza mangiata in modo spartano! ;-)
    un caro saluto
    Affy

    • Beh il mio intento era anche quello di farvi sorridere, anche se ti assicuro che in quei momenti non avevo granchè su cui ridere.

      Sicuramente aveva un altro sapore quella pizza ;) Sono quelle cose che ti fanno sentire un pò più..viva, no?.

      Ciao ciao

      • Vivissima te l’assicuro, comunque ad un amico non negherei mai un aiuto, ci mancherebbe, anzi alla fine mi sono anche divertita… ammappa la sabbia bagnata quanto pesa se l’avessi saputo da bambina i castelli in riva al mare mica li avrei fatti, eheheheh
        comunque è anche questione di abitudine, come prendere i sacchi di cemento 425! che passione gli angoli delle sacche che non si acchiappano mica!
        acqua passata … ciao ciao :-)

      • Inizio a sospettare che tu quel giorno abbia fatto più fatica di quanta ne abbia fatta io …ahah.. meglio non indagare oltre.

        Buon per te, buon per te comunque.

        La fatica fisica è un ottimo palliativo a molte cose, almeno per quanto riguarda me. Poi tu l’hai fatto per amicizia (e a gratis) quindi vale ancora di più.

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