Old but gold, good memories #2 : Una foto, un attimo di vita.

Qualche tempo fa mia sorella mi ha fatto avere una vecchia foto che ha trovato a casa nostra in un cassetto dimenticato.
Ci siamo ritratti io e lei: io impacciato che la stringo a me con una mano appoggiata sulla sua spalla e lei bella e naturale come sempre che mi da un bacio sulla guancia. Secondo lei avevamo rispettivamente 11 e 10 anni in quello scatto. Non so dove eravamo quando ci è stata fatta la foto, forse in vacanza, visto che avevamo addosso vestiti leggeri. Io portavo i miei pantaloncini corti preferiti, quelli con impresso il numero 23.
Quelli dei Chicago Bulls, quelli di Micheal Jordan.
Immediatamente quei pantaloncini mi hanno portato alla mente un altro ricordo piacevole, che ha a che fare con una ragazza. Tanti miei ricordi sono legati a delle ragazze, nel bene o nel male. Le donne portano sempre stravolgimenti nella mia vita.
Ero adolescente e nel paese in cui sono nato c’era una sorta di festa. Penso si trattasse del nostro Santo patrono. Sono cresciuto in un centro abitato con poche migliaia di anime che non era molto distante dalla città, ma nonostante questo era uno di quei posti “a misura d’uomo”. C’era molto verde, si giocava per strada e tutti conoscevano tutti. Tutti mi conoscevano già da piccolo perché i miei sono persone molte attive nella comunità.
Il clima era caldo, era estate. Per questo noi ragazzi avevamo il permesso di fare tardi, perché il giorno dopo non c’era scuola. Allo scoccare della mezzanotte in lontananza sono partiti dei fuochi artificiali e mi sono messo a guardarli mentre i miei amici bevevano una birra rubata dal tavolo di qualche compagnia di vecchietti o provavano a fumare le prime sigarette. Stavamo al parchetto vicino alla vecchia scuola elementare. Nel viavai dei ragazzini che transitavano è sbucata lei, Asia.
Era un po’ di tempo che avevo una cotta per lei, più o meno nascosta. Mi trovavo in quella fase dello sviluppo in cui noi maschietti passiamo dal provare interesse solamente per il calcio e i cartoni animati all’accorgerci di essere attratti dalle ragazze. Essendo alle prime armi non sapevo da che parte muovermi, non sarei mai stato in grado di farmi avanti con la stessa facilità (pure troppa) con cui lo faccio ora. I miei amici non mi erano certo d’aiuto, visto che stavano messi peggio di me in quel campo.
Ma soprattutto a frenarmi era Asia. Era quanto di più diverso possibile esistesse da me e dal mio mondo. Passava i pomeriggi sui libri, non faceva mai niente di sconveniente. Poi si vestiva benissimo, ricordo che portava spesso le camicette e delle scarpe con delle specie di fibbie. Per quanto mi riguarda il mio guardaroba era piuttosto semplice da analizzare: felpe per quando faceva freddo e t-shirt per quando faceva caldo, il tutto nell’assoluta incapacità di abbinare i colori. Siccome Asia prendeva l’autobus per andare a scuola un paio di fermate dopo la mia capitava che la vedessi ogni mattina e a volta anche nel pomeriggio, se finivamo le lezioni alla stessa ora. Lei era molto carina ed educata, ripeteva ogni mattina la stessa routine, mi vedeva, faceva un rapido sorriso e “ciao” con la mano. Lo faceva con tutti quelli che incontrava, è ovvio, ma a me bastava per tirare avanti per tutta la mattina. Qualche volta scambiavamo quattro parole, ma non sapevamo cosa dirci onestamente. Tutto fra noi era diverso, non avevamo interessi in comune.
Avete presente quella strana situazione quando sperate di entrare da qualche parte e incontrare la persona che vi piace, ma quando ce l’avete davanti dopo due minuti non avete idea di cosa dirgli e sperate quasi che il tempo voli via in fretta trascinandosi dietro il vostro imbarazzo?
La sera della festa tra i riflessi dei fuochi d’artificio l’ho vista, stava assieme a un’amica e sembrava timorosa nel vedere il mio gruppetto. Come darle torto? Eravamo tanti, rumorosi e tutti maschi. Quando mi ha visto mi ha fatto prima il solito “ciao”, poi ci ha ripensato ed è venuta verso di me. Mi sono sentito improvvisamente importante nel gruppo, in fondo lei era molto carina e stava con me in quel momento. Sicuramente gli altri ci stavano guardando conversare, compreso il suo futuro fidanzato nonché mio migliore amico all’epoca.
Siamo andati a fare una passeggiata verso la piazza principale del paese e incredibilmente stavamo trovando con facilità argomenti di conversazione. Lei era meno algida di come me l’aspettavo e io la sorprendevo perché non ero così troglodita come forse immaginava partendo dal presupposto che mi vantavo di fare il minimo indispensabile a scuola, senza che gli altri sapessero che in realtà i miei voti erano molto alti. A vederci dall’esterno eravamo una coppia davvero mal assortita. Non ricordo con esattezza come fosse vestita Asia, ma sicuramente aveva curato la scelta. Di lei mi ricordo che aveva un cerchietto bianco che le teneva a posto i capelli. Io ero in t-shirt e pantaloncini corti, è ovvio. I pantaloncini 23 di Jordan.
Dopo quasi un’ora mi ha detto che doveva rincasare perché il suo coprifuoco era finito e mi ha chiesto di accompagnarla, se volevo. Mi sembrava una cosa incredibile che volesse mostrarmi dove abitava, ero emozionato. Sorrido ancora adesso a pensare che casa sua distava forse cinque minuti d’auto da casa mia. Mi sembrava una distanza infinita quella sera.
Mi parlava soprattutto di scuola, delle sue materie preferite e di quante ore passasse a studiare. Io la stavo a sentire e annuivo. Al massimo interrompevo i silenzi con qualche battuta stupida a cui però lei rideva.
Arrivati davanti a casa sua mi ha dato due baci sulla guancia, i classici due baci sulla guancia e mi ha augurato buona notte. In seguito di baci così ne avrei ricevuti a migliaia senza dare loro alcun senso, ma fino a quel momento le uniche donne che mi avevano baciato così erano mia madre e mia sorella, credo. Asia portava un profumo che non saprei ricordare con precisione di cosa sapesse, ma so che da quel momento ho iniziato ad associarlo a lei.

Mi sono infilato a letto quella notte con un sorriso che andava da un orecchio all’altro.
Sulla sedia accanto al letto stavano i pantaloncini numero 23, i miei preferiti.

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12 thoughts on “Old but gold, good memories #2 : Una foto, un attimo di vita.

  1. Io te lo dico, la prima parte del post mi ha fatto un po’ impressione. Qualche tempo fa anche io ho regalato una foto a mio fratello con noi due d’estate…

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