Old but gold. Good memories #1

(Premessa 1: visto che titolo super cool che ho trovato? Dovrei brevettarlo.
Premessa 2: è la prima volta che rileggo qualcosa che scrivo prima di pubblicarla mettendomi nei panni di chi dovrà leggere, quindi siate clementi con me)

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Che serata strana il mercoledì. Non ci sono ragazzini in giro. Io lo so, certe cose non sfuggono alla mia mente, che è limitata in molte cose ma si accende per quelle poche che mi interessano.

Flash forward.

Siamo in tre, conosciamo le regole del gioco. Ci siamo io, il mio braccio destro Simone e Mattia, che tra l’altro è l’unico vicino di casa decente che mi ritrovo. Siamo diretti in un posto preciso, la festa di benvenuto per gli studenti stranieri venuti in città per i soliti scambi scolastici. La fortuna di vivere in una città universitaria. Credo che ormai questa sia diventata una ricorrenza abituale visto che ci andiamo ogni anno, in concomitanza con l’inizio dell’anno accademico.

Noi tre abbiamo modi di fare completamente diversi, perchè siamo persone molto diverse e questo si rispecchia anche nel modo in cui approcciamo una sconosciuta.
Simone è quello colto del gruppo. In realtà non è nemmeno così colto, penso che se facessimo a gara di QI vincerei io, però lui ha proprio l’aria di quello molto intelligente: capello in perfetto ordine, occhiale da vista di gran gusto, particolare ricercatezza nel vestire.
Mattia invece è quello estroverso al cubo. Io lo troverei persino irritante se fossi donna, ma visto e considerato che non è con me che deve provarci, lo lascio fare. E’ il tipo di uomo che prende le donne per sfinimento.
Poi ci sono io, che non saprei definire quale stile ho. Forse quello che mi rende interessante è proprio questo, sembro essere molte cose e il contrario delle stesse. Sono un tipo sportivo, ma non mi sono fermato allo stadio del semianalfabetismo; ho molti interessi, sono curioso e insospettabilmente acculturato. Non ho affatto paura delle donne. Anzi, mi piace scoprire continuamente nuove persone e questo anche perchè sono uno che si stanca subito della routine. Anche il mio stile mi rispecchia, non vesto nè troppo ricercato nè con la prima cosa che capita. Lo definirei casual ragionato. I capelli non sono nè lunghi nè a zero, ma hanno un taglio corto, pratico per chi fa molto sport. Sono tutto e il contrario di tutto.

Arrivati al posto cerchiamo di inquadrare la situazione. Il bar è aperto anche verso la strada, con poltrone e luci sistemate con una certa logica. C’è un sacco di gente, si sentono parlare lingue e accenti stranieri mischiati a parole in italiano. Riconosco qualche persona, ci scambiamo dei rituali cenni di saluto.
E’ già tardi, sono le 22 e domani dovrò alzarmi presto, come sempre. Non vogliamo perdere tempo, quindi il trio si separa. In situazioni così si lavora meglio da soli. Io lavoro sempre meglio da solo. Entro nel locale e l’atmosfera si fa più scura e ovattata, c’è della luce rossastra che si sparge ovunque e la musica è più alta.
Chiamatela esperienza, oppure solo fortuna, ma avevo subito capito da che parte dirigermi. C’erano tre ragazze in piedi davanti al bancone e si guardavano attorno come in cerca di qualcosa, con l’aria di chi non aveva mai messo piede lì dentro. Accennavano a ballare tra loro e intanto bevevano.
Ho cercato i miei amici, ma ho trovato solo Simone. Di sicuro Mattia era già in pressing da qualche altra parte. Siamo andati dalle ragazze e ci siamo presentati. Sinceramente non avevo voglia di avere a che fare con un gruppo, quindi presto ho isolato nella conversazione quella che sembrava mi offrisse un feedback migliore e ho lasciato a Simone la possibilità di scegliere a sua volta tra le restanti due.

Ania, così si chiama. E’ spagnola e studia lingue. Non ho capito se studi anche l’italiano, ma le dico subito che è meglio se parliamo in inglese per semplificare le cose. Deve aver bevuto già più del dovuto perchè noto che di tanto in tanto il suo sguardo si perde nel vuoto, prima di posarsi di nuovo su di me. Fisicamente mi piace, ha i capelli mossi castani e delle leggere lentiggini sul naso e sulle guance. Ha delle belle spalle, in mostra nude sopra il vestito che gliele lascia scoperte. Secondo me non tutte le donne hanno delle belle spalle.
Beviamo una sangria o due, solo per farle piacere visto che secondo me quella fa abbastanza schifo come sapore. Nel frattempo ho perso di vista sia Mattia che Simone; le altre due spagnole sono sedute a pochi metri da noi, evidentemente non avevano interesse per Simone o viceversa.
Ania sembra essere a suo agio con me, invece. Le piace il fatto che sto molto in silenzio e la lascio parlare. Forse pensa che davvero la stia ascoltando. Ha 20 anni e parla come chi ha visto il mondo e anche se non le manca niente ha visto il fondo. Penso che potrei dirle io tre o quattro cose di chi vicino al fondo ci è arrivato per davvero, ma forse la spaventerei.
“Non farla scappare, stupido. Resta sul vago”. Il mio grillo parlante mi zittisce ed è un bene.

Ania fuma, la cosa non mi piace molto. Alla seconda volta che usciamo perchè lei deve fumare mi chiede se voglio una sigaretta. Le dico di no, che più di qualche volta ho provato ma non mi piace. Mi chiede se fumo erba. Anche stavolta le rispondo di no. Vuole sapere se conosco un posto tranquillo dove lei e le sue amiche possono fumarla. Casa mia è distante circa 1 km, replico, e se vogliono là nessuno le disturberà. Ania accetta e va a cercare le sua amiche.

Sono le 23.15.

Le porto da me e mentre apro osservo se le luci dell’appartamento di Mattia sono accese. No, sono spente.
Questo può voler dire solo due cose: o sta dormendo o è ancora in giro.
Entrati dico a Ania che possono fare quello che dovono in salotto mentre io vado in camera da letto e faccio un paio di chiamate. Ho ancora il telefono all’orecchio quando Ania fa capolino nella stanza e mi chiede nuovamente se voglio fumare con loro. Secondo rifiuto.
Vado a prendermi una birra in frigo mentre loro fumano sul terrazzo. Dopo mezz’ora sono andate, sghignazzano tra loro senza motivo e vagano qua e là per l’appartamento come trottole. Ania mi sembra quella più in sè. Le dico che è tardi, ho sonno e che se non sono in grado di andarsene sulle loro gambe possono restare a dormire sul divano o sul letto.
Un’amica decide di andarsene, le altre due restano.
Suppongo che per dovere di ospitalità dovrò cedere a loro il letto e prendere il divano e sento già la schiena farmi male al solo pensiero. Invece Ania dice che staranno loro sul divano, io non me lo faccio ripetere e mi butto sul letto.
Sto pensando che se la signora che abita di fronte ha sentito l’odore dell’erba domani mattina dovrò trovare delle scuse plausibili da darle. Dormo un paio di ore, poi mi risveglio. Ho sete e per di più ho sentito qualcosa cadere con un tonfo sordo di là.
Mi alzo barcollando e vado a vedere. Non c’è pericolo, è solo una delle due che è caduta sul pavimento rigirandosi nel sonno. Le due ridono, io bevo dell’acqua dal rubinetto.
Ania viene da me e si prende un bicchiere d’acqua. Ha parecchia sete e se lo scola d’un fiato, effetto delle canne e della sbronza, presumo.
Ci guardiamo un pò da mezzo metro di distanza, noto il trucco e l’eyeliner nero che comincia a sbavare sugli angoli. Dice che sembro molto stanco e io replico che i suoi occhi sono ridotti a delle fessure, quindi è meglio che non giudichi me.
Finalmente ci baciamo, in piedi davanti al frigo. I suoi baci sanno di rum e pera e non mi piace un granchè come retrogusto. Non è che non avessi potuto baciarla prima, ma non mi andava, avevo sonno e bisogno di chiudere gli occhi per qualche ora. E poi ero diventato improvvisamente di cattivo umore.
Non so lei cosa pensasse al riguardo, ma d’altronde era una mente imperscrutabile per me.

Non avevo mai baciato una ragazza con le lentiggini.

Sento che ho di nuovo sonno e l’orologio a muro dice che a occhio e croce ho ancora 4 ore di riposo davanti. Mi stacco da lei e le dico che vado a dormire. Glielo dico in italiano, ma lei sembra capire perchè mi risponde. Probabilmente studia anche l’italiano, il che spiegherebbe in modo logico il perchè del suo viaggio studio qui da noi. Mi chiede se può dormire con me e le rispondo che non c’è problema, visto che ho un letto a due piazze. L’unico inconveniente è che ho un cuscino solo perchè qualche cretino dei miei ipotetici amici deve avermi portato via l’altro, ma Ania è talmente anestetizzata dalla serata che non si pone la questione.
La sua amica è riversa sul divano è russa. Rimango colpito da questa cosa, pensavo che le donne non russassero. Mi dico che se Ania dovesse russare la metterò a dormire in terrazzo. In quel caso le cederò il cuscino, però.
Per fortuna lei non russa, anzi, ha un respiro molto dolce e regolare, quasi ipnotico.
Ha bisogno di cambiarsi e levarsi il vestito e le do la prima cosa che mi capita a portata di mano, una mia canotta da basket. Quando rientra in stanza la trovo piuttosto sexy così com’è conciata, perchè la canotta essendo un paio di taglie più larga le fa da vestito e le arriva fin sopra le cosce. Notando che sorrido Ania mi chiede di farle una foto col telefono che le manderò il giorno dopo.
Prima di chiudere gli occhi seguo la sagoma del suo corpo che respirando alza ed abbassa le lenzuola. Io dormo sopra le lenzuola, fa ancora caldo e l’aria è umida.
Spengo la luce e chiudo gli occhi. Ania dice qualcosa in non so che lingua, ma non le rispondo. Finalmente dormiamo.

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4 thoughts on “Old but gold. Good memories #1

  1. (applauso per le premesse, anche se l’originalità del titolo è discutibile :P )

    “Sono tutto e il contrario di tutto”…l’approccio PERFETTO. Ma poi…”Forse pensa che davvero la stia ascoltando”. SDEEENG.

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