Un giorno da prendere e buttare

Sì, oggi è stato proprio uno di quei giorni. Di quelli che non appena apri gli occhi la mattina sai già per certo che dovrai lottare per arrivare vivo (e con un briciolo di sanità mentale) a fine giornata. Tipo in Final Destination: socchiudendo gli occhi ho visto un sacco di premonizioni negative. Ma considerato che sono un essere umano e non un lettore dvd, non ho potuto premere il tasto “fast forward” e skippare direttamente fino a domani, ma ho dovuto scendere dal letto e affrontare quello che la giornata aveva in serbo per me.

In “quello che faccio principalmente nella vita” (locuzione che uso solo per sottolineare che non è nè l’unica, nè forse la più importante) ho dovuto prendere sotto la mia ala protettiva una nuova arrivata, una ragazza di quelle che si vocifera essere “figlia di, nipote di”. Della serie, mostrale cosa si deve fare e se puoi fai tu al posto suo che è meglio. Di per sè questa ragazza non è male, cerca di impegnarsi e imparare ed è pure carina con me. Ma non spetterebbe a me quel compito, considerando la mia età, la mia esperienza e la mia scarsa pazienza nei confronti degli esseri umani. 

Ho dovuto discutere con una signora per il parcheggio, anche se avevo ragione. Ma lei sosteneva che dovevo cederle il posto perchè doveva andare a ritirare la figlia a scuola. Le ho riso in faccia alla motivazione, ma poi le ho lasciato il posto. Non si sa mai che mi portava via uno specchietto a colpi di borsetta.

Ho saltato a piè pari il pranzo per fare una commissione e ho rimediato solo verso le 15 con uno di quei sandwich preconfezionati che fanno male più al morale che al fisico. E fanno male al fisico. Considerate che sono 1.90X90 kg e ho un fabbisogno energetico piuttosto elevato.

Sceso per strada al tardo pomeriggio ho incrociato N. che voi non potete sapere ma è credo l’unica ragazza, anzi, donna a tutti gli effetti, con cui ho avuto una vera relazione che sia degna di tale nome. Come al solito ci siamo guardati rapidissimamente in avvicinamento, poi abbiamo finto di non vederci e solo quando siamo finiti faccia a faccia ci siamo salutati simulando stupore “Oh, che sorpresa! Come stai? Cosa fai? Mi fa piacere averti visto, alla prossima”. E come sempre lei ha dato un’occhiata alle persone che stavano assieme a me, e io a quelle che stavano con lei. Siamo rimasti gelosi di qualcuno che non ci appartiene più.

Sono andato in palestra e ho scordato a casa i guanti per sollevare i pesi. E’ una cazzata, ma tutto fa brodo.

Sono tornato a casa e mi ci sono letteralmente barricato dentro, evitando tutti quelli che mi dicevano di uscire. Per farlo ho dovuto spegnere il telefono perchè oggigiorno con Whatsapp non sono più nemmeno libero di dire che non ho letto i messaggi.

Alla fine, col morale sotto i tacchi, come al solito l’unica cosa buona da fare è stata accedere su Skype e vedere se mia sorella era disponibile a fare quattro chiacchiere. Grazie a Dio lo era e quando mi è apparso il suo bel visino ho messo per un attimo da parte i miei propositi di spaccare il mondo per la rabbia e le ho raccontato tutto. Anche se lei è più piccola di me di un anno, è sempre stata più matura di me. Più costante, più attenta a non dimenticarsi di tutto e tutti. Quella con gli amici fidati, con le relazioni stabili. L’unica che capisce quando cado nella mia spirale autodistruttiva cercando di tirarmici fuori.

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19 thoughts on “Un giorno da prendere e buttare

  1. Giorni così, ti servono per apprezzare quelli a colori, che quando meno te lo aspetti arrivano e raddrizzano tutti gli umori storti.
    Per quanto riguarda Whatsapp, io mi son fatta disattivare internet dal cellulare, proprio per non avere ulteriori rotture.
    Perché la tecnologia è fantastica, sì…ma sto iniziando a pensare che ci sta facendo anche un po’ regredire.
    Piccola parentesi..se ti va qualche volta tanto per rimanere tecnologici, puoi farle anche con me due chiacchiere. La mia mail è visibile sulla home del blog.
    Spero che le increspature si siano distese.
    Un abbraccio

    • Ti ringrazio, diciamo che le mie increspature tendono a essere difficili da appianare anche a causa del mio modo di essere.So essere il peggior nemico di me stesso quando mi ci metto e questo più di qualche volta mi ha reso le cose difficili da affrontare. Ma come dici tu, posso solo aspettare che arrivino quelle giornate a colori che mi facciano ricredere. Grazie ancora, se ne sentirò ancora il bisogno scambierò volentieri due chiacchiere con te, potrebbe solo che farmi bene se il mio interlocutore non è qualcuno che parte da dei preconcetti sul mio conto

      • Non potrei avere dei preconcetti su di te, quel che conosco di te, è quello che esprimi qui sul blog e quel che leggo mi piace.
        Non conosco quel che è venuto prima, che ha creato in te queste zone d’ombra, ma posso solo dirti che quando inizierai ad essere meno duro con te stesso, allora arriveranno quei giorni a colori.
        Di qualsiasi cosa si tratti, inizia a perdonarti.
        Scusami se mi sono permessa di dirtelo, magari non ci ho capito nulla, ma quel che ho percepito di te è questo.
        p.s. dolce domenica. Marilù

      • “inizia a perdonarti..”
        Concetto interessantissimo, era una prospettiva dalle quale non ho mai analizzato i miei problemi. E’ qualcosa che devo provare a fare, assolutamente

  2. Mi ha colpito una frase, “Siamo rimasti gelosi di qualcuno che non ci appartiene più.”
    C’è un universo di emozioni sofferte e di non detto, in quelle poche parole.

    Per il resto, io ho quasi il doppio dei tuoi anni, un carattere diverso, eppure mi sembra di leggere qualcosa che potrei aver scritto io, solo qualche mese fa. (Potrei a livello di contenuti, lo stile è tutto tuo, ed è molto apprezzabile ed espressivo). Ho in mente di lanciarmi in un videoblog, spero presto, su temi che hanno attinenza con gli stati d’animo che descrivi. In quanto ad autodistruttività, in questo caso chi gioca in nazionale sono io ;-)
    Ma solo perché ho 20 anni di vantaggio :-)

    Non che si tratti di un primato di cui andar fieri. La fierezza ti viene quando un bel giorno scopri di esserti lasciato dietro tutte le possibili e variegate negatività, e di essere tornato a respirare, e soprattutto espirare, aria pura. A me è successo, da poco, e siccome per arrivarci ho dovuto affrontare un percorso mica da ridere, credo sia doveroso condividerlo pubblicamente. Sia per rendere giustizia a me stesso (un po’ di autocompiacimento, purché misurato, ce vo ;-) ), ma soprattutto augurandomi che possa essere utile a qualcuno.
    Ma non mi riferisco a te, con quel “qualcuno”. Se tu a 23 anni sei già capace di elaborare in questo modo, sei già avanti anni luce rispetto a com’ero io alla tua età. Sarà forse a motivo del fatto che io sono figlio unico. Per fortuna che sul mio cammino, di sorelle a cui dare ascolto, ne ho incontrate più d’una :-)

    • E’ bello sapere che hai percorso con successo il tuo personale percorso. E sì, spero che esempi come il tuo mi aiutino a trovare la via giusta per uscire dai miei piccoli e grossi guai, perchè purtroppo per me nella mia vita “vera” ci sono un sacco di persone che parlano, ma nessuno che mi dica cosa sensate per davvero (mia sorella escludendo). Aspetto di vedere come si sviluppa il tuo progetto di videoblog allora :)

      • Ti ringrazio, spero di potermici dedicare presto :-)
        Fra l’altro, mi hai appena dato uno spunto interessante, sul come si rapportino le persone intorno a noi quando le cose non ci girano nel verso giusto, o nel verso che “loro” vorrebbero fosse giusto. Per noi, ma soprattutto per se stessi. Dicasi senza mettere in dubbio la buona fede di nessuno, per carità, però, ecco… ho imparato sulla mia pelle che a parlare sono capaci tutti; ad ascoltare e rispondere a tono e in modo congruo (e magari, hai visto mai, pure utile), invece, un po’ meno.

  3. Anche a me capita molto spesso di svegliarmi al mattino, consapevole che la giornata sarà disastrosa. Però se proprio devo scegliere, preferisco questo tipo di giornate a quelle che scorrono via senza infamia né lode. Quelle giornate che poi non ricordi nemmeno di aver vissuto. :)

  4. Concordo con nike687, anch’io preferisco vedermi costretto a lottare, piuttosto che arrivare a sera e domandarmi boh, oggi cos’ho fatto? Certo che, a volte, mi rendo conto di avere esaurito le munizioni, e allora vado un po’ in paranoia ;-)

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