I miei due ultimi approcci in discoteca-seconda (e per fortuna ultima) parte

Allora, dov’ero rimasto?

Ah sì, avevo conosciuta le due tipe indonesiane e da galantuomo mi ero allontanato da loro ridendogli in faccia. Non è che fossero malaccio, anzi, erano pure carine (entrambe, erano sorelle), ma da bravo predatore volevo prima controllare tutti i possibili obbiettivi presenti nel locale prima di prendere la mia decisione. Lo so che sembra più la descrizione di un’operazione militare della SWAT che non un normale sabato sera in discoteca, ma vi posso assicurare che ho la certezza scientifica che agendo con metodo raggiungo migliori risultati.

Dopo un’ora persa a vagare qua e là facendo il cretino con tutte le signorine prive di accompagnatore (sì, avevo bevuto il giusto) sono incappato in un’altra coppia di ragazze che stavano per conto loro. Ricordate cosa vi avevo detto nel post precedente sulle donne in coppia? Meglio evitare, bravi. E chiaramente io, che da sobrio mi atteggio a guru dell’amore dei poveri tipo Hitch, mi sono fiondato a conoscerle. Erano due belle biondine piuttosto slanciate (se le luci stroboscopiche non mi ingannavano) ed erano austriache. A quel punto ho pensato di aver fatto bingo:le persone più sagge e anziane che conosco mi hanno sempre detto che le straniere quando scendono da noi in estate … beh, non fatemi essere volgare … diciamo che hanno meno freni inibitori. Le due parlavano solo in inglese ma la cosa non mi preoccupava, perché l’inglese lo conosco discretamente bene (soprattutto dopo svariati shots) e tanto si sa che a un certo punto della serata ci si intende benissimo anche senza molti giri di parole. Facevo il simpatico e le austriache ridevano. Le ho portate al centro della pista a ballare e loro sorridevano contente. Era passata mezz’ora e queste ridevano a qualsiasi cosa dicessi o facessi, al che mi è venuto il sospetto che le avesse colte una paralisi facciale. E invece no, erano solo entusiaste di avere a che fare col solito italiano che ci prova con le straniere. E giù a ridere. Ci siamo spostati al bancone del bar e indovinate loro che facevano quando non stavano bevendo? Ridevano, ovvio. Dopo due e tre chupiti loro continuavano a manifestare la loro felicità, mentre quello che non rideva più ero io. L’alcol in corpo iniziava a farsi sentire e quando questo mi accade la mia reazione è sempre la stessa: passo all’improvviso dalla sbronza “allegra”, in cui parlo e voglio bene a tutti, a quella “incazzata”, in cui se non ottengo quello che voglio lascio perdere subito. Ho cercato di far capire alle due che sarebbe stata ora di approfondire la conoscenza, ma loro non si decidevano: tra le austriache era nata una lotta interna per decretare la “fortunata” vincitrice che avrebbe passato del tempo di qualità col sottoscritto. Io non avevo preferenze, visto che erano in pratica allo stesso livello e che non avevo certo intenzione di rivederle il giorno dopo alla luce del sole. Le due non si sono decise, si sono arrabbiate tra loro, se ne sono andate conversando in teutonico e io ho perso l’occasione. Ammetto che l’errore è stato mio, avrei dovuto preoccuparmi di trovare a una delle due un mio amico disponibile a intrattenerla, ma a quell’ora (saranno state le 3) tutti quelli che conoscevo ,e che erano single, erano già occupati oppure (la maggioranza) in preda a deliri alcolici di dubbio gusto.

Con una rabbia in corpo degna di Mike Tyson quando si è mangiato l’orecchio di Holyfield sono uscito dal locale e ho cercato qualche faccia conosciuta intenta a fumare con cui sfogarmi.

Ed è in quel momento che gli Dei hanno premiato i miei sforzi facendomi incontrare di nuovo le due indonesiane. O meglio, una. Sì perché quando una di loro mi ha visto e ha fatto “ciao” con la manina in mia direzione io mi sono avvicinato e mi ci sono seduto accanto, su un muretto, non accorgendomi che l’altra sorella era comodamente adagiata su una panchina dietro di noi. Non so se stesse dormendo, meditando o se fosse in coma etilico, ma non sprizzava grande vitalità. Ho parlato un po’ con la sorella che dava ancora segni di vita e ho visto che non aveva molta voglia di chiacchierare. Apriti cielo! Avevo agganciato finalmente una ragazza che non voleva sommergermi di parole! Nel giro di trenta secondi ci stavamo baciando sotto lo sguardo vigile (più o meno, molto meno che più) della sorella. Non abbiamo passato molto tempo assieme perché dopo un quarto d’ora l’indonesiana con uno slancio di amore fraterno ha detto che era meglio se portava a casa la sorella, tanto per farsi un’idea e capire se per riprendersi le sarebbe bastato dormire e bere molta acqua o se era proprio il caso di chiamare direttamente un becchino per portarla via.

Morale della favola, dopo parecchie peripezie qualcosa ho rimediato. Chi la dura la vince. Caspita, c’è qualcosa di profondamente filosofico in tutto questo.

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