Blurred

Seduto, gomiti larghi sulle ginocchia e sguardo che si perde tra una fuga e l’altra delle piastrelle. Sono l’ultimo rimasto sulla panchina di questo spogliatoio. Sento il peso di due goccioline di sangue che corrono via dall’angolo della bocca e ci premo sopra l’asciugamano. E’ da qualche settimana ormai che pare una di queste volte un labbro finiranno per spaccarmelo sul serio e mi verrebbe da piangere, se solo fosse così facile farlo. E non tanto per il labbro, quanto per la mia vita del cazzo con tutti i suoi cazzo di prodromi di fallimento che mi schiacciano. Spesso la soluzione è trovarsi un buon palliativo, però so che con me funzionano poco perchè ho un cervello troppo intriso di schematismi e razionalità.
Esco per ultimo col mio passo trascinato. Sarei tentato di passare oltre la piccola folla di persone assembrata fuori dal palasport ed andarmene, ma non ne ricaverei nulla di buono. Il tempo di pensarci e ho già appoggiato il borsone e in una mano qualcuno ha fatto finire una bottiglia di birra. Un paio di pacche sulla spalla. Bravo.

Guardo un pò oltre e ti vedo spiccare tra quelle tue amiche, quelle che ti hanno convinta che la pallacanestro non è poi così male. Spiccavi sempre in mezzo a loro. Un cenno di saluto e mi rispondi, perchè so benissimo quanto sei educata con tutti. Sei la persona con cui avrei in assoluto meno voglia di parlare, ma per inerzia ci avviciniamo. I complimenti su quanto sono bravo nel mio sport, un’osservazione vagamente preoccupata su quel labbro un pò rosso e un pò viola con un cerotto malfermo sopra. Io annuisco con quel mio solito modo di fare e vorrei trovare qualche battuta con cui ricambiare, ma non me ne vengono. Sono stanco. Anche di te tutto sommato.
Però ti guardo e non riesco a focalizzare. Hai quegli occhi castani che pensavo fossero verdi. La forma, poi. Erano così a palla e grandi o più stretti?
Di notte faccio incubi su incubi di lamiere in cui finisce per essere inghiottita la mia stupida scalata delle gerarchie del mondo adulto. Ma non è questo ciò di cui ti sto parlando. Quello è un tarlo solo per me, sono le mie labbra rotte.
Certo che anche la tua altezza è cambiata. Sei cresciuta o porti i tacchi? Devo ammettere in verità che non sono mai stato un buon fisionomista. I lineamenti del viso sono quelli, morbidi e giusti, però quando sei tu che stai parlando la mascella sembra più squadrata, non che la cosa mi turbi. E’ sicuramente la mia stanchezza ad influire sulle mie percezioni.
Capisco che sei tu, però, per quel tuo tono di voce non troppo squillante e più vero che assumevi quando iniziavi i discorsi su di me, sulle mie complicazioni e contraddizioni. Ma anche sui momenti insospettabilmente belli che non ti saresti aspettata di passare con me, in fondo contraddittori allo stesso modo. Un tono diverso.

L’ultima gocciolina di sangue che cade sull’asciugamano ha il potere di ridestarmi. Sono rimasto l’ultimo di questo spogliatoio e inizio a fare confusione, dentro e fuori di esso.



Soundtrack: Liquido- Ordinary life