Morte e apologia di Socrate 1.1

Quali furono le due principali accuse rivolte in processo a Socrate? Empietà, per non aver riconosciuto gli dèi della Polìs, e corruzione dei giovani. Infatti, seguendo il maestro, ben presto molti figli delle classi colte divennero suoi discepoli, imparando a dubitare delle credenze tradizionali e costituendo un pericolo per la morale.
La vera ragione alla base di un’accusa pubblica tanto aspra fu, con ogni probabilità, legata al fatto che Socrate aveva denunciato la corruzione che strisciante si era insinuata nel nuovo governo ateniese, formalmente aveva appena riportato alla democrazia. E la parola di una personalità in vista come la sua era pesante.

Come si difende il filosofo, nella sua celebre Apologia raccolta e tramandataci dal seguace Platone? Condannando la corruzione e difendendo la libertà di coscienza. Semplice da fare, no? Non tanto.
Tutti sono capaci di pensarlo, di scriverlo in anonimo, di discuterne con gli amici al bar. Pochissimi lo dicono, si alzano e parlano quando è il momento di farlo.

Socrate venne condannato con trecentosessanta voti contrari su cinquecento del Senato. Nonostante avesse potuto fuggire da Atene, protetto e nascosto da amici, decise di difendersi, di attendere la conclusione del processo e di togliersi la vita per mano propria pur di non subire l’onta dell’esecuzione della condanna. Egli ritenne che sottoporsi al processo rappresentasse il compimento della sua missione di educatore e di filosofo, suggellata dal continuare ad inseguire la giustizia pur essendo stato condannato ingiustamente. Quindi con la sua morte, riaffermò la fedeltà alla legge.

    Io non sono Socrate e non ho mai pensato di essere un modello da seguire. Però se un domani dovrò scegliere una delle storie da raccontare ai miei nipoti, potrei optare per quella volta in cui il nonno inchiodò alla sua scrivania e al suo dovere un noto professionista, dipendente pubblico tra gli altri vari incarichi accumulati senza molta voglia ma dietro lauto compenso, che intendeva assentarsi dal suo pubblico servizio per tre ore e mezza in un giorno feriale d’ufficio con una scusa ridicola. Sì, quella pubblica amministrazione dove vige la regola della nota pubblicità di un limoncello: dove chi c’è, c’è (e sta sempre meglio), mentre chi non c’è, non c’è (ergo, blocco delle assunzioni dalla Riforma Brunetta del 2009 in poi).

Non ci ho nemmeno guadagnato nulla, materialmente.

“Vada come sta a cuore al dio. Alla legge si obbedisce. Difendersi si deve.” (Apologia di Socrate, cap.2)

 Soundtrack: Ministri- Noi fuori